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De Telegraaf risponde a Le Figaro: "Il fascino di Napoli è essere Napoli"

Maarten van Aalderen sul De Telegraaf è stato autore di un bellissimo servizio sulla città di Napoli.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

27/11/2021 22:07 - Altre notizie
De Telegraaf risponde a Le Figaro: Il fascino di Napoli è essere Napoli

Interessante reportage su Napoli e sulla rinascita dei Quartieri Spagnoli a firma di Maarten van Aalderen, storico corrispondente in Italia del quotidiano olandese De Telegraaf. Si tratta di un’indagine autonoma e approfondita condotta tra vicoli e slarghi di uno dei luoghi più affascinanti del capoluogo campano. Sembra essere una risposta a Le Figaro che qualche giorno fa definì "Napoli terzo mondo d'Europa". A Napoli van Aalderen è stato peraltro recentemente, ospite di CasaCorriere Festival. Il suo articolo, comunque, non è passato inosservato, anzi è stato l’oggetto di una lunga intervista di Raffaella Grimaldi su Inchiostro, il periodico della Scuola di Giornalismo dell’Università «Suor Orsola Benincasa» diretto da Marco Demarco.

È stato l’articolo apparso su Le Figaro a spingerla a effettuare il reportage? "È solo caso che sia uscito dopo l’articolo di le Figaro. Napoli mi è sempre piaciuta. So bene che ci sono tante critiche per quello che non funziona, so che c’è la criminalità. Ma io ho sempre amato la città. Vengo sempre volentieri e trovo i napoletani molto calorosi. Quando ho parlato con l’artista Luigi Gallo avevo già notato che i Quartieri Spagnoli avevano fatto importanti passi in avanti. Ho sentito anche il grafico Fabio Zizolfi che ha aperto un ristorante. Poi ho parlato con due guide olandesi che mi hanno confermato il miglioramento dell’atmosfera e, infine, Isaia Sales ha dato un’ulteriore supporto a questa visione".


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Ci vuole tempo per amare Napoli? "Per me è stato amore a prima vista. Ma per conoscerla bene occorre del tempo. Non nego che in città ci siano anche problemi, ma mi dispiace che spesso si evidenziano solo gli aspetti negativi, senza accennare a quelli positivi".

“Napoli è la vita al quadrato”. È una sua definizione. Che significa? "Quando sei a Napoli, ti arrivano contemporaneamente tantissime impressioni. Gli occhi vedono, le orecchie sentono, il naso raccoglie gli odori. È una città molto vivace e la gente è molto calorosa".

Ha più volte spiegato che il turismo ha determinato la rigenerazione dei Quartieri Spagnoli. Occorreva una spinta esterna per il riscatto di quei luoghi? "La rinascita è avvenuta anche per merito della gente del posto. Si è realizzato un connubio felice. Il Comune ha incoraggiato questo processo, concedendo licenze per ristoranti e locali".

Nel suo reportage ha insistito sul ruolo degli artisti che hanno scelto i Quartieri come la loro Montmartre. Quanto hanno influito queste scelte? "Hanno realizzato un qualcosa di bellissimo. Hanno dedicato un largo a Maradona, una strada a Totò. È qualcosa che va al di là del valore artistico. È un omaggio verso persone che hanno dato molto a Napoli. I napoletani dei Quartieri non ritengono che Diego e Totò siano morti. Li considerano ancora vivi, tra di loro. Vivi e morti convivono. I morti sono stati resi eterni dal quartiere e vivono come abitanti. È un atto di grandissima generosità".

Cosa manca a Napoli per diventare una grande capitale europea? "In termini pratici, potrei dire che sconta il fatto di essere più a Sud rispetto al centro dell’Europa. In realtà, non deve scimmiottare altre città. Il fascino di Napoli è essere Napoli".


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