De Laurentiis è il gatto che gioca con i topi. E se lo può permettere

Aurelio De Laurentiis dopo 19 anni di gestione è riuscito a riportare il Napoli sul tetto d'Italia al termine di una cavalcata straordinaria e ricca di soddisfazioni.
Avete presente il rapporto tra gatto e topo? Si tratta di una relazione conflittuale da sempre. Non sempre vince il gatto, sia chiaro, spesso la sfida si conclude con un "pareggio". Il gatto, come De Laurentiis - che quando sorride ha proprio l'aria del micione - quando attacca dopo aver studiato bene la strategia, sa essere mortifero come pochi e quasi sempre raggiunge i suoi scopi. Il topo, da sempre, è una delle sue prede preferite e non è un caso se proprio il piccolo felino viene spesso usato per le derattizzazioni ecologiche.
Il presidente del Napoli, invece, sta provando a liberare il calcio - non solo italiano - da alcune "strutture mentali" ormai obsolete. E ora che ha vinto lo scudetto se lo può permettere ancor di più. De Laurentiis, infatti, è consapevole che avrà una posizione forte non solo sul piano contrattuale (più di sempre) a tutti i livelli e dunque prima di decidere lascerà molto fare agli altri, soprattutto a chi in queste settimane sta praticamente smantellando - a chiacchiere - la squadra campione d'Italia e anche la dirigenza. La verità è che i topi non possono ballare visto che il gatto - o se volete, il micione - Aurelio c'è e non permette danze. Anche se a volte gioca, perché prima cattura, poi rilascia e dunque cattura ancora. Poi dà scacco matto.






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