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Dan Peterson elogia il pubblico di Napoli: "Giocare lì era come giocare in qualsiasi grande impianto USA"


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Dan Peterson elogia il pubblico di Napoli: Giocare lì era come giocare in qualsiasi grande impianto USA

Lo storico allenatore americano Dan Peterson ha elogiato il grande pubblico ed il calore dei napoletani: "Mi sembrava di stare in America".


Dan Peterson, leggendario e storico allenatore statunitense di Virtus Bologna e Olimpia Milano, ha messo in evidenza il calore dei tifosi napoletani di basket, con un suo emozionante ricordo pubblicato dalla pagina ufficiale del Napoli Basket su Facebook: "Ho fatto due partite a Fuorigrotta di Napoli, nei miei primi due anni in Italia, con la Virtus Bologna.  Nel 1973-74, abbiamo perso per -1, 61-60, in una bolgia. Non so quanti erano a Fuorigrotta ma sembravano 100.000.  Abbiamo sbagliato l’ultimo tiro per la vittoria. La verità: la squadra, tutti quanti, ha giocato la peggiore partita dell’anno e io ho fatto un pessimo lavoro nel gestire la partita, l’ambiente, lo stress, la trasferta. Molto peggio della squadra! Poi, tutti noi abbiamo fatto progressi e li abbiamo asfaltati nel girone di ritorno, 92-71, quando eravamo, a quel punto, una squadra forte".


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"L’anno successivo abbiamo vinto lì per 84-70.  Ma la storia lì riguardava nostro americano, Tom McMillen, che doveva fare due voli: Londra-Linate; Linate-Napoli. Lui, come si sa, era uno studente ad Oxford, vicino a Londra. Faceva pendolare.  Abbiamo fatto 48 partite quell’anno e lui non è mai mancato. Anzi, avevamo nostro autista, che poteva benissimo fare Parigi-Dakar, piazzato all'Aeroporto Capodichino di Napoli per aspettarlo.  Scendiamo in campo per riscaldamento senza Tom, non ancora arrivato. Poi, tipo 10’ prima della palla a due, Tom arriva in campo, in divisa e tuta, avendo fatto ‘spogliatoio’ nell’automobile!".


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"Hanno vinto la Coppa Italia nel 1967-68 e la Coppa delle Coppe, sotto coach Tonino Zorzi, nel 1969-70, con Jim Williams come Americano e Miles Aiken come ‘straniero di coppa.’ Poi, hanno avuto un grande giocatore, Antonio Errico, della Partenope Napoli, proprio da Pozzuoli, un Nazionale, una stella nascente, scomparso in un incidente stradale nel 1973, a 25 anni, con il palazzo di Pozzuoli intitolati con suo nome".

"E' un impianto enorme. Davano la capienza come 8.000 posti a sedere. Forse era così. Ma, secondo me, per le nostre due partite c’erano molto di più. Forse 10.000. Anzi, per una partita delle stelle di giocatori NBA, nell’estate del 1980, l’EDB di Bruno Bogarelli ha scelto di giocare una delle due partite a Fuorigrotta che, oggi, si chiama Palazzo Mario Argento. Poi, tribune messe come un rettangolo, non un cerchio o un ovale.  Quindi, tifosi vicinissimi al campo. Poi, tribune che andavano IN ALTO e non all’indietro, dando a tutti l’impressione di giocare in un impianto molto più piccolo".

"Quando io sono arrivato a Bologna non erano tanto lontani dai trionfi citati. Il mio avversario come allenatore è stato il mitico Elio Pentassuglia, grande come una casa in ogni senso, che si presentava a tutti così: “Piacere. Pentassuglia. Il più ‘grosso’ allenatore d’Italia!”. Un personaggio fuori ogni misura. Avevano anche un grande tiratore, un ragazzo da Napoli, con il cognome perfetto per un cecchino, Manfredo Fucile. Giocare lì era come giocare in qualsiasi grande impianto negli USA, tipo la Palestra di Philadelphia. Anzi, mi ricordava la Palestra: Philadelphia sul Golfo di Napoli". Ha concluso lo storico allenatore di pallacanestro americano.


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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