Da Campioni d'Italia a Corte dei Miracoli, zanni compresi: Napule è mammà
C'era una volta il Napoli di Spalletti che vinse il terzo scudetto. Sembrano passati secoli, ed invece è accaduto appena qualche mese fa.

Napoli è meravigliosa, diciamolo subito altrimenti qualcuno si offende e parla di Parigi lungo un fiume, di Dio che ha la residenza qua in riva al Golfo e via discorrendo. Ma Napoli sa anche essere terribile, paludosa. E questo pure lo sappiamo, ovvero il famoso e stucchevole detto del presepe che è bello, ma 'e pasture nun so' bbuoni.... Questo pure l'avete detto? Tuttavia c'è un fattore agghiacciante: la noia. Che sia lo scudetto o il lazzaretto, il sapore del racconto è sempre lo stesso. E, vedete, c'è una parola che meglio di tutte le altre descrive questo concetto: "mammà". Fateci caso: "Napule è mammà", che è il massimo dell'orgoglio possibile quando accade qualcosa di sublime, ma anche "mammà", l'esclamazione che si usa al cospetto di una cosa che proprio non ci piace, soprattutto dolorosa.
Forse il "problema", allargando le maglie del discorso in senso lato, è proprio il "mammonismo", ovvero il culto del denaro che non abbiamo. E quando la pancia si riempie, scialacquiamo per dispetto, perché non ci troviamo a nostro agio e vogliamo subito tornare nella condizione precedente per sussurrare, con pathos e vibrazione, un "mammà" ad ogni passo. Un latente "nun è pe' mme, è pe' ccriature", con mano tesa e lacrima che scende da un occhio solo. Napoli, appena qualche mese fa, era un Carnevale di Rio permanente, la fonte della gioia che arriva ovunque. Ed era diventata meta dei turisti anche per il successo sportivo. Questo pure l'avete detto? Ora per gli intellettualoidi di turno, ovviamente partenopei, "Napoli non è rassegnata", oppure "la mia città non è mai pessimista". Mia di chi? A nome di chi parlano mentre si aggrappano al pallone da calcio come a quello di basket, senza fare distinzioni? Usano quello che trovano sotto mano per continuare a far sorridere chi per forza vuole vederci in un solo modo.
Dal miracolo tricolore alla "corte dei miracoli", zanni compresi che gridano in tv, in radio (sui giornali non possono gridare) e ovunque per far sapere a tutti che il responsabile del naufragio dei fu campioni d'Italia è Walter Mazzarri. Altro che Schettino. Sì perché papà Aurelio, che non è il marito di mammà Napule, ma uno sposo senza anello nuziale, ha ammesso le sue colpe, quindi non si tocca. Un però, però c'è: è di dominio pubblico, corte dei miracoli e zanni compresi, che il mister toscano è stato l'unico a dire sì a De Laurentiis quando ha esonerato Garcia. L'unico.
Ah, dite che c'erano profili migliori? E come mai non è arrivato nessuno di questi? Quindi è ancora una volta colpa di De Laurentiis che ha scelto Mazzarri? Walter è lo stesso di sempre, mica potevamo aspettarci altro? E poi perché non dicono che il vero problema è il gruppo squadra ormai logorato e marcio negli ingranaggi? Quindi siete convinti che Calzona abbia in dote la bacchetta magica? O forse sarebbe più corretto dire che Calzona è l'unico che in questo momento, tutto sommato, non ha nulla da perdere? Poi lo sappiamo, Napoli è la città dei miracoli, può anche accadere di rivedere immediatamente la bellezza di C'era una volta Guevara. State calmi, non urlate. O forse pensate davvero che se qualcuno prende decisioni è perché alzate la voce? Relax, siamo campioni d'Italia in carica.
"I napoletani sono perdenti perché non sono mai contenti". Lo ha detto il Vate a cui Napoli non ha ancora riconosciuto la cittadinanza nonostante le insistenze. Eppure il Comune da anni elargisce cittadinanze a destra e a manca. Strano... Siamo in un momento difficile, ma un minimo di decenza la possiamo conservare o no? Lasciate in pace Walter da San Vincenzo, uomo testardo e di talento venuto su palleggiando tra i sacchi di farina e il mito di Antognoni che lo ha frenato nelle aperture.
Ci siete cascati quando ha detto che conosceva a memoria il "Napoli di Spalletti", lo avete esaltato quando, al pronti via del suo mandato, ha vinto a Bergamo. E dopo Napoli-Fiorentina in Supercoppa addirittura qualcuno ha ripescato "l'indice sull'orologio", "la zona Mazzarri", "Kvara come Lavezzi" e le solite storie noiose, così come quando gli stessi invitavano i tifosi a sostenere Garcia nel processo di conversione filosofico-religiosa dalla "maestosa bellezza" alla "grande concretezza". Un po' come chiedere al popolo azzurro di tingersi di bianconero. Ora arriva Calzona, ma senza i cicoli di Hamsik e la ricotta in senso lato. L'ex rappresentate di caffè pronto a dare la sveglia alla squadra. Lui propone un bel calcio: basterà? Speriamo. Che strazio, mammà. Non vi dimenticate l'acqua e il gas aperti ora che andate a festeggiare la sconfitta.
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