Coronavirus, tra le cure spunta uno spry nasale: è efficace, sarà disponibile in breve tempo?

La novità di questo farmaco proposto dai cinesi è che non è riciclato, ma è specifico nei confronti del virus Sars-Cov-2.
Il mondo intero ha il fiato sospeso in questa pandemia di coronavirus e aspetta un vaccino contro il covid-19. Una nuova speranza, però, potrebbe essere riposta in uno spry nasale, ovvero un nuovo medicinale che dovrebbe essere disponibile tra non molto, sperimentazione permettendo. Secondo Gennaro Ciliberto, presidente della Federazione Italiana Scienze della Vita e direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma e Antonello Pessi, membro onorario della Società Italiana Peptidi, uno studio pubblicato da poco sulla rivista Cell Research potrebbe risolvere il dilemma: "I ricercatori cinesi - spiegano i due scienziati italiani - hanno sintetizzato peptidi inibitori della fusione disegnati sulla sequenza del virus responsabile della pandemia, li hanno coniugati con il colesterolo e hanno dimostrato che uno in particolare, che hanno chiamato Ek1c4, è molto efficace nel bloccare la replicazione del virus in provetta".
Il meccanismo - si legge inoltre sul quotidiano Il Messaggero - in realtà non è nuovo. Già nel 2009 Pessi aveva dimostrato che se al peptide inibitore viene legata una molecola di colesterolo, il peptide diventa molto più efficace e anche più stabile per l’uso terapeutico, e in un studio del 2015 aveva proposto questa strategia come possibile risposta rapida a pandemie causate da virus emergenti. La novità del farmaco proposto ora dai cinesi, specifica Ciliberto, è che «non è riciclato, ma è specifico nei confronti del virus Sars-Cov-2, utilizzando un meccanismo generale di tutti i virus molto noto: ossia la fusione della membrana con quella della cellula. E’ inoltre molto potente, mentre invece la quantità di questo peptide è molta bassa; bastano cioè poche molecole per inibire la crescita del virus sulle cellule. Inoltre, è stato testato sui topi senza dar luogo ad effetti collaterali tossici».
La via di somministrazione del nuovo farmaco sarebbe intra-nasale. «Considerato che non è un farmaco che deve circolare nel sangue, ma va somministrato per via sistemica, non c’è bisogno di tutti quegli studi di tossicologia che in genere allungano di molti i tempi di realizzazione». A ciò si aggiunga poi che se un farmaco ha un’applicazione localizzata, «è quasi certo che è tollerato. Inoltre, visto che non deve circolare nel corpo, interessando la farmacocinetica, i tempi di sviluppo sono rapidissimi». Quanto? «Se un’industria si mettesse subito all’opera, nel giro di 3-4 mesi si potrebbe avere già il farmaco pronto per la sperimentazione. E in questo caso, se i risultati della sperimentazione fossero positivi, potremmo averlo a disposizione entro la fine dell’anno».







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