Cesarano distrutto: "Ho letto la notizia e per un attimo ho dovuto reggermi al tavolo"

Il giornalista napoletano ha ricordato la dipartita del noto collega attraverso la sua pagina facebook: "Per i giovani questo nome dice poco".
Rino Cesarano, ricorda il giornalista Vito Faenza, nel giorno della sua scomparsa: "Per i giovani giornalisti, il cognome Faenza dice poco, anche associato a quello di battesimo, Vito. A quelli della mia generazione, invece, dice tanto. Tantissimo. Un giornalista con la G maiuscola, uno che sugli episodi di cronaca nera era insuperabile per dovizia di particolari e per conoscenza di talune dinamiche all'interno della malavita campana. Fu lui a spiegarmi molte cose quando Maradona venne invischiato in certe storie a Forcella; fu lui a raccontarmi chi legava i fili del totonero durante il periodo del calcio scommesse; ancora lui ad insegnarmi i trucchi del mestiere quando c'era da narrare fatti di cronaca nera. Lo posso dire ad alta voce: un Maestro del giornalismo napoletano, quello che amava le inchieste, quello da marciapiede laddove non esistevano cellulari o internet".
Inoltre, Cesarano, aggiunge: "Vito Faenza è stato una colonna dell'Unità, poi del Messaggero, del Corriere del Mezzogiorno, collaboratore di Panorama, autore anche di libri sulla politica e il malaffare. Ma ci legava qualcosa in più, oltre al giornalismo. L'amicizia con Rocco Di Blasi, mio amico d'infanzia, altro grandissimo giornalista e sostenitore genuino del partito comunista dell'epoca. Mi diede lui la notizia della scomparsa di Rocco ma dopo un lungo giro di parole. Amava la pallavolo e il basket e in qualche misura anche il calcio. Simpatizzava per il Napoli, ovviamente. Negli ultimi tempi s'era dedicato ai fornelli e si vantava dei suoi piatti prelibati. C'eravamo sentiti pochi mesi fa. Ed io non ce l'ho fatta ad andare ad Aversa. E quando il presidente Ottavio Lucarelli ha pubblicato la notizia della dipartita di Vito Faenza per un attimo ho dovuto reggermi al tavolo. Vito, grazie di tutto e buon viaggio, con il rimorso grande di non essere potuto venire ad Aversa prima e non verrò neanche oggi perché temo di non reggere al rimpianto".








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