Caressa: "Presi gomitate e un cazzotto, sapete cosa mi disse Vialli?"
Fabio Caressa, nel suo libro, ha raccontato un simpatico episodio che vede protagonista anche Gianluca Vialli.

Fabio Caressa, giornalista e telecronista di Sky, nel libro "Grazie, Signore, che ci hai dato il calcio", ha raccontato un aneddoto che vede protagonista anche Gianluca Vialli. Queste le sue parole: "Una grande lezione di campo me la impartì mio "fratello" Gianluca Vialli. Mondiale 2006, la nostra base operativa era a Casa Italia, organizzata all’interno dello stadio di Duisburg e tanto per cambiare nel tardo pomeriggio si organizzavano partite tra noi e gli inviati delle altre testate. Fino a quando ho avuto la forza di stare in campo ho giocato in fascia a destra, perché correvo abbastanza e mi capitava, per puro caso, di fare qualche gol. Comunque cercavo di fare pressing e di essere un rompiscatole".
Poi ha aggiunto: "Forse avevo un filo esagerato, perché uno degli avversari, mentre attendevo la battuta di una rimessa laterale, iniziò a colpirmi forte sullo sterno: un paio di gomitate e pure un cazzotto. Tornando a centrocampo guardo Luca e gli faccio: "Oh, ma il 7 me sta a menà, ma forte me mena. Luca mi guarda, sorride e mi dice secco: "Si vede che non ti fai rispettare". Sarebbe stato meglio se mi avesse dato un cazzotto lui. L’idea che in campo sembrassi un pappamolle mi mandava in tilt il sistema nervoso. E infatti andai in tilt. Il messaggio che il cervello lanciava al mio corpo era del tipo: "Caro avversario, non posso permetterti di umiliarmi così". Che tradotto nella mia linguamadre, il romanesco, suonava più o meno: "Mortaaaaaaaaccci tuaaaaaa, bastardooooooo, me stai a fa’ fa’ ’na figura de mmmmmmerda con gli amiciiiiiiii".
Inoltre ha proseguito: "Prima che il pallone gli arrivi sono già partito in scivolata, a gamba tesa, tra l’altro con scarpini con i tacchetti di alluminio. Quando rinsavisco e provo a evitarlo è troppo tardi, ritiro la gamba ma lo colpisco comunque forte sullo stinco provocandogli una ferita che richiederà due punti di sutura. Sbianco per la paura e gli tendo subito la mano per rialzarlo, l’arbitro tedesco è abituato a quel genere di entrate e mi dà solo il giallo, lui si rimette in piedi, sanguinando, e mi dice solo: "… e che ca**o…". Io mi scuso senza protestare. Mi vergogno come un ladro e, tornando verso il centrocampo, mi avvicino a Luca e gli dico: "Mi hai caricato come una molla, guarda che mi hai fatto fare!!". E lui, serafico: "Ti sei solo fatto rispettare", ma poi si gira e comincia a ridere."
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