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Calcioscommesse, Pellissier rinviato a giudizio. L'avvocato del Chievo: "Ne esce pulito"


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Calcioscommesse, Pellissier rinviato a giudizio. L'avvocato del Chievo: Ne esce pulito

L'accusa ipotizz puntate illecite, fino a decine di migliaia di euro, telefonate e incontri con organizzazioni criminali internazionali, il gruppo degli "zingari".


C'è anche Sergio Pellissier tra i 31 imputati rinviati a giudizio dal tribunale di Bologna nell'ambito del processo sul calcioscommesse. L'accusa - riporta Il Corriere di Verona - è associazione a delinquere pluriaggravata finalizzata alla frode sportiva. "Ma quali frodi, non esistono prove. Alla fine da questa storia emergerà una sola verità, e cioè che nessuna partita del Chievo è mai stata aggiustata. Tantomeno dal suo capitano. Sergio Pellissier scende in campo per vincere, sempre. Estraneo da ogni accusa, Pellissier innocente per non aver commesso i fatti contestati. Ma per quanto riguarda le partire del Chievo e il ruolo del capitano Pellissier, non esiste una sola prova di colpevolezza. Nessuna.


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Inoltre non va dimenticata l’esistenza di un conflitto di competenza tra i Tribunali di Bologna e Cremona. Ma la decisione della Cassazione ha la priorità. E siccome si prospettano tempi lunghi, l’attesa del responso degli Ermellini farà ulteriormente slittare il procedimento rendendo sempre più concreta la possibilità che i reati vengano prescritti. In pratica - sottolinea l’avvocato Malagnini - la giustizia sportiva ha già sancito diversi anni fa che contro il capitano del Chievo non c’è uno straccio di prova. E sottolineo che nella giustizia sportiva, per condannare, non servono prove come in quella penale, bastano semplici indizi. Se esistesse anche solo il sospetto che Pellissier possa aver commesso qualcosa di illecito, sarebbe già stato abbondantemente punito sotto il profilo disciplinare, questo è certo. Invece la giustizia sportiva lo ha assolto da ogni accusa. Ma allora perché il suo nome compare anche in alcune intercettazioni? Si tratta evidentemente di discorsi fatti da millantatori, gente che getta fango, che spara nomi e cifre. Nulla di concreto", queste le parole dell'avvocato Luciano Ruggiero Malagnini, legale del Chievo Verona


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Eppure, l’accusa ipotizza partite «truccate», puntate illecite, fino a decine di migliaia di euro per un solo match, telefonate e incontri con organizzazioni criminali internazionali, il gruppo degli «zingari». Un caso che si trascina da quasi sei anni. I primi titoli su «Scommessopoli» vennero sparati a nove colonne già a giugno 2011 ma martedì, dopo anni di fango e sospetti, perquisizioni e rimpalli di competenza tra le procure, il gup del Tribunale di Bologna Francesca Zavaglia ha deciso di rinviare a giudizio 31 persone. Tra loro, accanto a ex azzurri del calibro di Beppe Signori, Cristiano Doni e Stefano Mauri, spiccano oltre a Pellissier anche i nomi di altri atleti legati a Verona, come l’ex calciatore dell’Hellas Antonio Bellavista, l’ex del Chievo Kewullay Conteh, l’ex dell’Hellas Marco Turati. Tutti, a partire dal 19 giugno, si dovranno difendere al processo dall’accusa di associazione a delinquere pluriaggravata finalizzata alla frode sportiva.


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