"C'era l'autista fuori lo stadio", Icardi furioso: "No all'Italia, la mia reazione fu violenta!"

C'è un interessante retroscena riguardante Mauro Icardi, risalente a quando il giocatore argentino aveva solo 19 anni.
Mauro Icardi ha disputato la sua prima stagione italiana nella Sampdoria. L'esordio avvenne in Serie B nella gara contro la Juve Stabia, l'agentino segnò. Alla sua prima stagione italiana risale anche l'episodio del gran rifiuto di Icardi alla maglia dell'Italia. Nonostante le pressioni per accettare una convocazione nell'Under 19 dell'Italia, l'attaccante si oppone fermamente, optando invece per la Nazionale argentina. Tutto accade dopo la famosa sfida di campionato con la Juve Stabia. Ecco quanto racconta il calciatore nella sua biografia: "Gli animi erano molto accesi, e, come non bastasse, si era aggiunto anche uno scontro diplomatico, chiamiamolo così, con la dirigenza. Il motivo scatenante era la convocazione che avevo ricevuto per la Nazionale italiana Under 19, nel mese di aprile del 2012. La Sampdoria insisteva parecchio per farmi accettare, perché avere un proprio giocatore in Nazionale sarebbe stata un'ottima vetrina per la squadra. 'C'è un autista pronto per portarti fino a Coverciano, non ti devi preoccupare di nulla, devi pensare solo a prepararti'. Anche se avevo già espresso il mio parere negativo, questo tira e molla è andato avanti una settimana. 'Io non vado, non voglio giocare nella Nazionale italiana perché sono argentino e voglio onorare il mio Paese'. Ho la doppia cittadinanza, è vero, ma mi sento argentino al cento per cento e non mezzo e mezzo. D'altronde, sfido chiunque a rinnegare le proprie origini".
Il racconto prosegue: "Dopo la partita mi sono trovato davanti tutta la società della Samp: l'allenatore, il direttore sportivo, lo staff tecnico. Tutti volevano risolvere una volta per tutte la situazione. Mi hanno quasi implorato di andare in Nazionale. Quel giorno l'autista l'avevano chiamato sul serio: mi aspettava fuori dallo stadio con il motore acceso per andare a Coverciano. Non ne potevo più della loro insistenza e ne avevo piene le scatole delle loro promesse. Li ho sopportati per una buona mezz'ora, poi sono scoppiato e ho reagito con violenza: avevo fra le mani una bottiglietta d'acqua e dal nervoso l'ho buttata a terra con tutta la mia forza. Ricordo ancora la faccia spaventata di Alessandro Terzi (il segretario delle Giovanili blucerchiate, ndr), la bottiglietta aveva mancato di poco la sua faccia. Per fortuna l'ho solo sfiorato, perché altrimenti gli avrei fatto davvero molto male. Per darmi una lezione, dopo questa discussione mi hanno lasciato a piedi: il pullman è partito senza aspettarmi. A quel punto io, invece di salire sull'auto della società che mi avrebbe portato a Coverciano, mi sono fatto venire a prendere da Ulisse, un amico e collaboratore, che viveva poco lontano, e sono andato a casa sua a mangiare un bel piatto di pasta alla bolognese".







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