Borghese: "Mi chiamano ancora raccomandato. Mi faccio un gran cu** da una vita"

in un'intervista a Il Messaggero, lo chef Alessandro Borghese ha colto l'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
Intervistato in esclusiva da Il Messaggero, Alessandro Borghese ha confessato la difficoltà di reperire personale per il suo nuovo ristorante a Venezia: "Non è stato facile. Ho fatto tantissimi colloqui. Tanti dicevano di essere in un modo e poi erano tutt’altro. Alcuni hanno iniziato e dopo poco tempo hanno mollato. Il mondo del lavoro oggi è così. Nella ristorazione è cambiato tutto, i ragazzi hanno esigenze diverse rispetto al passato, che io cerco anche di capire. Parlo di orario, formazione, facilitazioni sanitarie. Di sicuro è e resta un lavoro molto impegnativo che si fa la sera, il sabato e la domenica, le feste comandate…".
"Si deve sceglierlo per passione e non solo per soldi, che per fortuna ci sono e non sono pochi. Dipende dalle mansioni e dal curriculum. Conta quello che uno sa fare: se uno mi dimostra il suo valore, io glielo riconosco. Ma non si possono avere pretese senza essere all’altezza. Il compenso varia da un minimo di 1400-1500 euro per un lavapiatti fino a 3-4 mila e oltre. Sono cifre in linea con il mercato dei ristoranti di un certo livello" ha continuato lo chef di Quattro Ristoranti.
Poi lo sfogo di Alessandro Borghese sul pregiudizio che lo accompagna da anni: "Sempre lo stesso: faccio tanta tv perché sono il figlio di Barbara Bouchet. Sono un raccomandato. Io che da solo mi faccio un gran culo da una vita. Ridicolo".






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