Bari, minacce alla moglie di Castrovilli. Comunicato del club di De Laurentiis: "Questo è terrorismo..."
La moglie del centrocampista del Bari Gaetano Castrovilli è stata aggredita verbalmente da tifosi il cui comportamento non ha nulla di sportivo.

Cresce il nervosismo nell'ambiente Bari. Il recente pareggio con l'Avellino ha alimentato il malcontento della piazza pugliese, con i tifosi che hanno iniziato a scagliarsi contro i calciatori, non disdegnando epiteti pesanti e mettendo nel mirino anche le loro famiglie.
Tifoso Bari attacca la moglie di Castrovilli
sui social network, non sono mancati i messaggi denigratori nei confronti dei tesserati biancorossi. C'è chi se l'è presa anche con la moglie di Gaetano Castrovilli, aggredita verbalmente con alcuni post, compreso uno che le augurava il peggio: "Che il cancro vi divori tutti, che i vostri figli e tutto ciò che avete in famiglia possa morire“. Un episodio più che spiacevole, al quale ha fatto seguito una nota della società.
Il comunicato della SSC Bari
Il club della famiglia De Laurentiis si è fatto sentire ed ha scritto: "[...] Non c’è 'ma' che tenga, non c’è giustificazione sportiva, non c’è 'sì, però…' che possa rendere comprensibile l’augurare un cancro a un ragazzo, a sua moglie, ai suoi figli. Augurare il male, la sofferenza, il dolore. Non si tratta di sport, di prestazione, di giocare bene o male. Qui si tratta della Vita, di tutti noi. Quella sacra e intoccabile".
E ancora: "[...] Parliamo spesso di onore, di maglia sudata, del 'sacro fuoco' del sacrificio sportivo. Ma poi? Poi dimentichiamo il valore fondamentale: l’onore di essere Umani. C’è un confine netto che è stato superato, strappato, come una maglia tirata troppo forte. La contestazione è un diritto, come è un diritto quello di dissentire, di fischiare, di criticare, anche aspramente. Noi questo lo accettiamo e lo rispettiamo, fa parte del gioco. Ma augurare la morte, la malattia, la sofferenza a una famiglia… questo non è tifo. Questo è terrorismo emotivo. Non ci si può nascondere dietro una tastiera pensando di essere invisibili. Le parole non sono mai 'solo parole'. Hanno un peso specifico enorme, sono pietre scagliate che lasciano lividi sull’anima, anche se non si vedono a occhio nudo. Scrivere certe atrocità non è un atto di libertà: è la negazione stessa dell’umanità".
Tutta la società si è stretta attorno a Castrovilli: "Siamo vicini a Gaetano, a sua moglie, a suo figlio. E così a tutti i nostri ragazzi e a tutti quelli che, ogni giorno, si trovano a dover combattere contro un odio invisibile e tagliente. Chiediamo a chiunque creda ancora che il calcio debba unire e non disumanizzare, di lavorare ogni giorno insieme a ognuno di noi per isolare e limitare chi pensa che una passione possa essere l’alibi per offendere e ledere la dignità altrui. Ci indigniamo per tante cose futili e poi ci ritroviamo qui, a dover ribadire il valore della Vita stessa. Il Bari è patrimonio di chi lo ama. E chi ama non usa un linguaggio violento, non augura la morte, non perde il rispetto verso un altro essere umano. Tutti Noi, SSC Bari“, conclude il club pugliese.
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