Allegri, prematurata la supercazzola o scherziamo? Da Fazio l'elogio del nulla e pessimi messaggi
La supercazzola è una cosa seria, ti può aiutare a convincere un vigile a toglierti una multa. Allegri invece è simpatico come la multa stessa.

Partiamo da un assunto: non basta essere toscani per arrogarsi il diritto alla supercazzola come ha fatto Massimiliano Allegri in Rai, da Fabio Fazio. L’allenatore della Juventus, livornese, ha provato a fare il simpatico raccontando gli scherzi che faceva da ragazzo ai suoi amici, ma la verve comica gli è naturale al contrario, per inconsapevolezza. Detto altrimenti, “fa ridere”. Roba da "Made in Nord" in terza serata. La voce stridula e antipatica di Max non ha fatto breccia nel cuore dei fan di “Amici Miei”, mitica trilogia cinematografica nata nei pensieri di Pietro Germi e poi realizzata da Mario Monicelli (primi due episodi) e Nanni Loy (il terzo). Degli immortali protagonisti, ovvero Ugo Tognazzi (Raffaello Mascetti), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Philippe Noiret (Giorgio Perozzi), Duilio Del Prete e Renzo Montagnani (i due Guido Necchi) e Adolfo Celi (professor Sassaroli), nemmeno l’odore. Allegri è un “cazzaro mancato” (così ha parlato di sè nel dire grazie al calcio per averlo salvato) che a 24 anni è scappato dall’altare nel giorno del suo matrimonio. Da calciatore non è stato mai una cima (“sono stato mediocre e senza rimpianti”, parole sempre sue) ed infatti ha vinto una coppa Italia di Serie C nel 1987 e un campionato di Serie D con l’Aglianese nel 2002. Si è rifatto da allenatore. Di sé dice: “non sono un maniaco degli schemi, ma un estroso: non posso stare ventiquattr'ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l'ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni”. Come a dire, la teoria non conta molto, lo studio nemmeno, contano solo le intuizioni, quando ci sono. Del resto lui in tv si è quasi vantato di non essere bravo a scuola (ormai è una moda far passare messaggi assurdi! Ragazzi, studiate e tanto!) come fanno i “cazzari” di “successo”. Allegri, tarapia tapioco! Prematurata la supercazzola o scherziamo? No, mi permetta, no io… Scusi, noi siamo in quattro, come se fosse antani anche per lei soltanto in due oppure in quattro anche scribai con cofandina, come antifurto, per esempio. Si potrebbe citare Jacques Lacan, ma si correrebbe il rischio di immaginare Fabio Fazio alle prese con l’imitazione di Allegri mentre prova a fare il simpatico.
L’intervista del noto conduttore al noto allenatore è stata di una noia tremenda tra tappeti ai trionfi nazionalpopolari della Juventus e spremute di “allegria” liofilizzata da versare sui tonfi europei di cui però non è stata fornita alcuna analisi tecnico-tattica: solo supercazzole sparse, per restare in tema. Come il suo gioco, insomma, che vive di sporadiche intelligenti letture (perché quando vuole sa essere bravo) e tanti tempi morti in attesa dell’illuminazione del campione in grado di risolvere per manifesta superiorità individuale. E poi? Nulla. Il rapporto con Ambra Angioilini, la battuta creata ad arte con una ridente signora del pubblico sulla pronuncia del cognome del portiere Szcezsny, e qualche immagine dei festeggiamenti dei 5 scudetti consecutivi alla guida della Vecchia Signora. Di contenuti, nemmeno l’ombra. Ecco perché il trasandato Sarri che legge Bukowski, Fante e Vargar Llosa, dà fastidio. Lui è di un altro passo, come Arrigo Sacchi, con cui Allegri litiga sempre. E, francamente, tra i due, non c’è alcuna possibilità di paragone. Sacchi è la storia rivoluzionaria del calcio, Allegri un improvvisatore bravo e fortunato. Ecco perché uno come Adani diventa un nemico: lui, di Correggio come Ligabue (la rockstar), da calciatore ha giocato con Inter e Fiorentina, ha vestito la maglia della Nazionale e ha vinto almeno una Coppa Italia. Ma davanti a sua Maestà Mister Allegri deve “stare zitto” perché lui parla di teoria, di schemi, di temi che per Max non potrebbe trattare solo perché non è un allenatore che ha vinto scudetti. Magari chiedete al tecnico dell’Ajax se almeno lui può parlare. Allegri è lo stesso che, se lo becchi in un momento di nervosismo, ti nega l'autografo (e se è un bambino a chiederlo, è la stessa cosa), che gioca a chi ha il "righello" più grande se gli parli di “giocare bene”: a lui interessa solo vincere perché la Juventus fattura 550 milioni e deve vincere. I tifosi bianconeri nemmeno li festeggiano più gli scudetti, anzi, in tanti chiedono il suo esonero perché non si spiegano il motivo per il quale una squadra di campioni non abbia uno straccio di gioco nemmeno con Cristiano Ronaldo, il quale dopo tanto tempo si sta godendo la Champions dal divano di casa. Ad Allegri l’operazione simpatia in Rai non è riuscita, maledetto canone. E’ stata una “celebrazione” del non-sense che però non va confusa con la descrizione di Kafka dell’Odradek, cioè “insieme privo di significato, ma nel suo genere chiuso in sé”. La supercazzola è una cosa seria, ti può aiutare a convincere un vigile a toglierti una multa. Allegri invece risulta essere la multa stessa. Max, mi porga l'indice; ecco lo alzi così. Guardi, guardi, guardi: lo vede il dito? Lo vede che stuzzica, che prematura anche. Ma allora io le potrei dire anche per il rispetto per l'autorità che anche soltanto le due cose come vicesindaco, capisce? “Chi sa solo di calcio non sa nulla di calcio”. Allegri evidentemente sa solo di calcio. Forse.
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