ADL ha un solo modo per rispondere all'arroganza juventina. E ai napoletani

"Bisogna saperli spendere bene, e volerli investire. E' arrivato il tempo in cui il presidente dimostri, una volta per tutte che c'è la volontà di rinforzare ogni singolo reparto"
Dopo i trentasei gol, la storia di Gonzalo Higuain parla del più grande tradimento della storia del calcio italiano. Però adesso basta frignare. La giornata di oggi ci dice che ancora una volta ha vinto l'arroganza del potere juventino. Certo, è ben possibile che fosse tutta una pantomima, cioè che nel circo del mercato, De Laurentiis, essendo già al corrente della situazione, abbia cercato di assumere una posizione di comando, almeno davanti ai media e ai tifosi. Un canto del cigno in pieno stile. Fatto sta che il numero uno del club partenopeo, prima ha glissato (ignorando le bordate del procuratore del Pipita), poi ha smentito tutto, cercando nella società bianconera una sponda di nobiltà e trovando, invece, un terreno sapido di negazione. Infine, ha scaricato sul ragazzo l'intero peso di un gesto eticamente più che discutibile.
In ogni caso, quale che sia lo scenario di questo film dell'orrore, prendiamo per vera la spontaneità di questa reazione. A questo punto, viene quasi da pensare che la Juventus, ferita nell'orgoglio, abbia voluto reagire con la forza, con l'appetito cieco e vorace del piranha che domina il corso del Rio delle Amazzoni. Sembra che dopo le parole del presidente azzurro, Agnelli e Marotta si siano sentiti in dovere di venire in casa nostra e sventolarci sotto il naso i 94 e rotta milioni di euro, come a voler mettere le cose in chiaro e ribadire volgarmente, al di là dell'opportunità di questa operazione di mercato, che quest'anno la partita non si gioca per l'Italia, ma per l'Europa. E' l'arroganza del potere, famelico, cieco, che agisce ancor prima di pensare. Tutto per l'affermazione di se stesso. Ma forse, anche questo è un canto del cigno. Ad ogni modo, adesso, volgiamo lo sguardo in casa Napoli e non perdiamoci in troppe chiacchiere.
E' opportuno precisare che, ancor prima di partire con la rivoluzione, la dirigenza partenopea è già di per sé responsabile, non tanto della cessione del Pipita, quanto dell'l'immobilismo strisciante sul mercato. De Laurentiis e Giuntoli avrebbero dovuto immaginare l'esito della trattativa, e cominciare ad acquistare giocatori di spessore prima di definire la cessione dell'asso argentino. Adesso sarà tutto un gioco al rialzo. Valutiamo però qualche scenario verosimile. Dopo Messi e Cristiano Ronaldo, gli unici attaccanti in grado di poter sostituire degnamente Higuain e mantenere inalterato il tasso tecnico della squadra sono: Luis Suarez, Robert Lewandowski e Zlatan Ibrahimovic. Tutti inavvicinabili. Certo, lo svedese avrebbe potuto vestire l'azzurro e dare anche più carattere alla squadra (visto che il limite di Higuain è proprio nel fatto caratteriale). Però, anche in questo caso, il Napoli è arrivato in ritardo. E' del Manchester United. E che dire di quel Franco Vazquez che avrebbe potuto garantire a Sarri una maggiore versatilità sotto il profilo tattico (nota dolente della passata stagione)? Proprio niente, è andato al Siviglia per una cifra "ridicola" (secondo le attuali quotazioni di mercato).
In buona sostanza, non esiste un profilo in grado di sostituire il centravanti argentino. Per ovviare a questa gravissima perdita è necessario rafforzare la squadra in tutti i reparti. Secondo il parere di chi scrive, a centrocampo i nomi più appetibili sono quelli di Borja Valero e Moussa Sissoko (che gioca nel retrocesso Newcastle). Un autentico salto in qualità se questi campioni vanno a rilevare il posto di Valdifiori e David Lopez. In attacco, ci potrebbero essere due soluzioni. Una porterebbe a Carlos Tevez, l'altra a Mauro Icardi, che con una buona offerta potrebbe anche lasciare Appiano Gentile. Icardi sarebbe, inoltre, l'investimento tipico del Napoli, il classico assegno circolare. Giovane e di grande qualità. Farebbe tre anni in azzurro, poi litigherebbe con il presidente e infine verrebbe venduto (a peso d'oro) al PSG. A proposito di Parigi. Il sogno rimane Edinson Cavani. Il Matador, che con il modulo di Sarri potrebbe tornare sulla cresta dell'onda dopo un paio di stagioni in chiaroscuro. Sugli esterni, se la coppia Insigne-Mertens sembra offrire le giuste garanzie, lo stesso non si può dire dell'out di destra. Callejon predica nel deserto, El Kaddouri non è all'altezza di giocare in quella posizione. Il Napoli ha bisogno di un calciatore come Candreva, in grado di alimentare la competizione in quella casella specifica, o meglio ancora. Di un Juan Cuadrado che potrebbe tornare a esaltare il San Paolo con un funambismo che ricorda un po' quello del Pocho Lavezzi. Capitolo portiere. Sirigu o Sportiello potrebbero arrivare in azurro in proiezione di un naturale avvicendamento con l'acciaccato Reina. Insomma, i soldi adesso ci sono. Li ha portati Higuain, ma anche la qualificazione diretta ai gironi di Champions League. Bisogna saperli spendere bene, e volerli investire. E' arrivato il tempo in cui il presidente dimostri, una volta per tutte che c'è la volontà di rinforzare ogni singolo reparto, cauterizzare queste ferite, e consegnare a Sarri una squadra capace di essere forte alla lunga distanza. "Alla lunga distanza la vista migliora", canta Niccolò Fabi. Perché "Allontanarsi è conoscersi".
Giovanni Ibello
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