"220 punti di sutura al ginocchio". Il calciatore più poetico di sempre e la telefonata di Agnelli

Il calcio italiano può vantare tante, tantissime stelle che hanno scritto la storia di questo sport a livello internazionale. Ma il più poetico è uno solo.
Sulla pagina di facebook "Romanzo Calcistico", si legge la splendida e intensa parabola di quello che è forse il calciatore più poetico di sempre, e sicuramente tra i migliori della storia del calcio italiano e non solo: il suo nome, ovviamente, è Roberto Baggio. Ecco quanto si legge: "Cadere per poi rialzarsi e ricominciare ancora più forte. In questo Baggio diventa maestro, unendo i 220 punti di sutura al ginocchio come fanno i marinai con le stelle, che solo congiunte danno un senso e indicano una direzione. E se è grazie alla sua forza interiore (e al sostegno di mamma Matilde) che trova il coraggio di continuare, è però con l’aiuto della Fiorentina, che crede in lui nonostante l’anno e passa di stop, che arriva a giocare dove merita. Una volta superato il momento buio della riabilitazione, Roby diventa un meraviglioso bagliore sopra il cielo dell’Artemio Franchi. Era dagli anni di Antognoni che i fiorentini non si godevano un giocatore del genere".
"Tecnico, veloce, sgusciante, un’opera d’arte in movimento. Con l’indimenticato amico Borgonovo forma la formidabile “B2” che, a furia di gol porta i Viola alla qualificazione in coppa Uefa, persa poi in finale l’anno seguente contro la Juventus. Juve - si legge - che qualche mese dopo, nell’estate del 1990, la combina grossa. La società bianconera lo acquista per la cifra record di quasi venticinque miliardi di lire, all’insaputa di Baggio stesso e contro il volere dell’intera piazza, scatenando così un vero e proprio “inferno fiorentino”.
"I tifosi si sentono traditi - il racconto va avanti - scendono a protestare in piazza, gridano di tutto al giocatore che fino al giorno prima era il loro idolo, il ragazzo innamorato pazzo di Firenze che non voleva saperne di andare via, tanto da litigare con il presidente e con il suo procuratore Caliendo. Sarà quest’ultimo, anni dopo, a raccontare com’è andata: “Ricevetti una chiamata di Montezemolo per nome dell’avvocato Agnelli. Mi disse che sarei dovuto partire per Roma perché Fiorentina e Juve avevano trovato un accordo. Il problema, però, fu convincere Baggio. Quando gli spiegai come stavano le cose, disse: ‘È una tragedia’…”. Calcisticamente parlando, probabilmente non aveva tutti i torti.
"Tra i due club in quel momento ci sono troppe tensioni, accumulate negli anni ottanta. La finale di Uefa dell’anno precedente, poi, non ha fatto altro che esacerbarle. Sono settimane infuocate, ma alla fine Baggio deve cedere. Quando torna in terra toscana - si legge - nonostante il risentimento e l’accoglienza rabbiosa dei tifosi traditi, Roberto dimostra però il suo amore con due gesti forti. Prima si rifiuta di calciare un rigore benché sia il rigorista designato (a fine gara dichiarerà che il portiere lo conosceva, non gli crederà nessuno), poi raccoglie e si porta via una sciarpa viola buttata dagli spalti al momento della sostituzione, con il pubblico di casa che finalmente si lascia andare in un boato. Perché Baggio è sempre stato così: sensibile, limpido, onesto. Non è mai riuscito a nascondere nulla, neppure voleva farlo. Probabilmente è proprio per questo che è stato e continua ad essere adorato da gente di ogni fede, incondizionatamente".








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