Zazzaroni: "Sarri condannato alla Juventus, ha una necessità vitale quest'anno"

Il direttore del giornale capitolino ha messo in evidenza la situazione della squadra bianconera dopo l'approdo di Sarri.
Ivan Zazzaroni, nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, mette in evidenza la situazione della Juventus dopo l'avvento di Sarri: "Numeri juventini che incredibilmente si somigliano. Ma dietro questi numeri ci sono storie diverse, in un paio di casi romanzi, e programmi, ispirazioni e aspirazioni, rischi: 444 le partite giocate da Boniperti con la maglia della Juve; e 444, poi saliti a 581 nell’appello presentato al Consiglio di Stato, anche i milioni della richiesta danni avanzata alla federcalcio per Calciopoli; 464, sempre milioni, infine, i debiti finanziari al 30 giugno 2019, come indicato nella relazione approvata il 4 settembre sui conti semestrali di Exor, la holding delle famiglie Agnelli-Nasi che possiede il 63,77% del club. Il punto di svolta è stato Ronaldo, naturalmente. Dubito che l’estate scorsa, strappandolo al Real, Andrea Agnelli abbia fatto il passo più lungo della gamba e che Marotta fosse contrario all’operazione (l’ha peraltro negato con decisione): dopo sette scudetti di fia, che in seguito sono diventati otto, e due finali perse, il presidente ha voluto alzare notevolmente l’asticella con l‘acquisto elettrizzante per rendere la Juve sempre più internazionale (e meno italiana: a tutti gli effetti è una realtà a parte) avvicinandola sensibilmente alle dieci top (Real, Barcellona, le due di Manchester, Psg, il più virtuoso Bayern, Liverpool, Chelsea, Arsenal e Tottenham)".
Poi aggiunge: "Sul piano dell’immagine. Sul piano dell’immagine il successo è stato strepitoso, meno entusiasmante su quello dei conti. Anche perché, attorno al Fenomeno, Paratici ha dovuto allestire un gruppo che oggi costa, quadri tecnici compresi, quasi 300 milioni l’anno (294). Tornando a Ronaldo, che sul bilancio pesa in media poco meno di 90 milioni a stagione, anche per lui la necessità di conquistare la finale di Istanbul è vitale. Così come lo è, evidentemente, per Maurizio Sarri, l’allenatore del bel gioco che avrebbe bisogno di più tempo per rimodulare la squadra, condannato a fare quello che non è riuscito a un vincente come Allegri: alzare la coppa delle grandi orecchie che da ventitré anni non vogliono ascoltare le preghiere juventine".







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