Zazzaroni duro: "Stanno vendendo anche i pali delle porte per rifarsi una verginità"
In un editoriale su Il Corriere dello Sport il giornalista sportivo Ivan Zazzaroni ha analizzato il momento difficile di una big italiana.

Nel consueto editoriale tra le pagine de Il Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni ha fatto una riflessione sulla Juventus: "A Giuntoli era stato affidato il compito di de-agnellizzare squadra, staff , Continassa, Vinovo e probabilmente anche i mercati di Porta Palazzo, via San Secondo e piazza di Madama Cristina. Un total reset. Cosa che in gran parte gli è riuscita".
"Al grido di «aggiustiamo i conti perché qui avevano fatto i danni e programmiamo un grande futuro!», Cristiano ha preso decisioni forti e qualche rischio: Douglas Luiz a 50 cocuzze, Koop a 60, le dismissioni di Szczesny, Rabiot, Chiesa, Huijsen e in corsa di Danilo. Il risultato è una squadra non di livello, non ancora in possesso della consapevolezza della storia e incompleta sulla quale il Leonardo da Sao Bernardo do Campo ha messo del suo, togliendole tante certezze tattiche. Visto come tira il vento, verrebbe voglia di muoversi al contrario, ovvero di difendere Motta, Giuntoli e addirittura Calvo, che - va detto - l’estate scorsa avrebbe chiamato più volentieri Conte: ma non so più quale direzione vogliano prendere e se la società, di fronte alla prospettiva di un nuovo aumento di capitale, creda ancora a Cristiano e Thiago" ha aggiunto il direttore del quotidiano sportivo.
Poi Zazzaroni si è spostato sul Milan: "A proposito, ho trovato molto centrato e duro il commento di Dzemaili fatto non in Italia, ma alla tv svizzera. Potrei dire cose simili - e forse peggiori - sul Milan, mollato da Elliott a Gerry Cardinale il quale, per sua stessa ammissione, non ha la più pallida idea di cosa sia e di come si gestisca uno dei club più importanti al mondo, certamente l’italiano più famoso all’estero".
Conclusione del giornalista: "Un Milan che, dopo aver cambiato allenatore, passando dal morbido al duro e spigoloso, sconfessa le sue scelte a gennaio e vende anche i pali delle porte per rifarsi una verginità, non è il Milan: è altro. Un Milan che affida a Ibra, l’anarchico per eccellenza, il principe degli individualisti, il controllo del gruppo, è altro. Il Milan è sempre stato altro, questo non è Milan. Curioso, se ci pensate bene: il minimo comune denominatore tra le due enormi crisi identitarie è Allegri. La sua ombra".
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