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Zazzaroni: "Calcio industria con giro d'affari multimiliardario, sta rischiando il suo futuro"


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
Zazzaroni: Calcio industria con giro d'affari multimiliardario, sta rischiando il suo futuro

Ivan Zazzaroni, nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, ha parlato del momento che sta vivendo il calcio italiano.


Ivan Zazzaroni, giornalista, nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, ha parlato del momento che sta vivendo il calcio italiano con l'emergenza Coronavirus: "C’è il tempo della paura e c’è il tempo della speranza. La prima, senza la seconda, fa più vittime di chi o cosa la causa. Abbiamo dato fin troppo spazio alla paura, la nostra anima si è rattrappita. Reclamare almeno la speranza dell’”evasione” è un diritto di chi sopravvive nella segregazione e nel panico. Incoraggiarla, un dovere di chi può darla, rispettando tutte le regole del caso. Quando speranza e paura camminano a braccetto, l’uomo ha il dovere di allontanare il tempo della fine sperando, appunto, che non arrivi. Capisco perciò Gabriele Gravina, al di là di qualche comprensibile sbandamento e aggiustamento: ha ben presente ciò che sta succedendo, in particolare ciò che accadrà dopo".


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Zazzaroni, inoltre, aggiunge: "Non sta tirando le date come fossero dadi, né giocando con la salute degli atleti e del prossimo: non accetta la resa immediata al virus poiché sa che presto o tardi ci sarà un dopo e che quel dopo potrebbe non appartenere a molti dei protagonisti della stagione pre-pandemia. Gravina, che in questo preciso momento non ha interessi elettorali, è uomo di cultura e anche di scommesse culturali (ha prodotto una rilettura in chiave moderna della Divina Commedia), conosce i numeri, è assistito da fior di analisti, è un accumulatore di pressioni esterne e interne, ma prima di ogni altra cosa è convinto, come noi, che il calcio, e più in generale lo sport, sia uno straordinario generatore di fiducia e un irrinunciabile propellente dei mercati. Il calcio, lo sport, sarà chiamato a celebrare la ripresa, non ha, né avrà, tempi tutti suoi, ma chi lo governa ha l’obbligo di ipotizzare la ripartenza e il dovere di pianificarla anche in progress. Il calcio - lo ripeto - intercetterà la ripresa, canalizzerà uomini, risorse, energie ma non cerca nuove scorciatoie: solo meno burocrazia per svolgere il suo ruolo propulsivo. Il nuovo welfare che chiedono 60 milioni di italiani chiusi in casa da settimane è fatto di positività, ambizione e salute che solo lo sport può assicurare. Per il calcio è il momento dell’unità, non quello dei particolarismi: un’industria che ha un giro d’affari multimiliardario e che garantisce ricche imposte sta rischiando il suo futuro". 


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