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Zapata è un'eccezione, ma c'è un altro Napoli gioca pochissimo in Serie A


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
Zapata è un'eccezione, ma c'è un altro Napoli gioca pochissimo in Serie A

Duvan Zapata è una splendida eccezione nel concetto di "programmazione" legato alla società azzurra. L'attaccante colombiano è l'unico calciatore di proprietà del Napoli ad aver beneficiato del prestito.


Duvan Zapata è una splendida eccezione nel concetto di "programmazione" legato alla società azzurra. L'attaccante colombiano è l'unico calciatore di proprietà del Napoli ad aver beneficiato del prestito altrove per trovare spazio. Da quando è all'Udinese ha già segnato dodici gol nonostante il lungo infortunio che l'ha tenuto fermo tre mesi da ottobre a dicembre scorso. Quest'anno, come riporta l'edizione odierna de Il Roma, già quattro reti in dodici presenze alle quale aggiungere le otto dell'ultimo campionato in appena venticinque partite disputate. Zapata, classe '91, attaccante fisico ma dotato anche di buona rapidità, è un punto fermo dell'Udinese e, prima con Iachini ed ora con Delneri, fa coppia fissa con Thereau. Molti tifosi lo rimpiangono soprattutto adesso che Milik s'è infortunato e Gabbiadini sta vivendo un periodo di grande difficoltà. Il prestito della durata di due anni, però, scadrà solamente a giugno. Le aspettative riposte sul ragazzo hanno coerenza alla luce delle sue prestazioni: pur non trattandosi di un bomber di razza, Zapata – che s'era già messo in mostra con Benitez – ha le caratteristiche giuste, tecniche e fisiche, per far parte, dal prossimo anno, della rosa azzurra.


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TALENTI FERMI. Alle sue spalle c'è il vuoto. È presto per giudizi definitivi, non per tracciare primi bilanci su scelte di mercato infelici, su una programmazione che stenta a decollare e non ha (ancora) dato i frutti sperati, piuttosto lascia perplessi. Singolare, in tal senso, la scelta di confermare in rosa i talentuosi Igor Lasicki e Roberto Insigne, rispettivamente classe '95 e '94, prodotti del vivaio azzurro che avevano già racimolato diverse esperienze nel calcio professionistico, assai diverso dall'illusorio mondo delle giovanili. A gennaio entrambi potrebbero partire in prestito ma intanto, per quattro mesi, sono stati costretti a fermarsi (per Lasicki, fresco di rinnovo fino al 2021, appena due apparizioni in Primavera), nonostante il lusso di potersi allenatore al fianco dei più esperti agli ordini di Sarri. Fermo da due anni, proprietario di un ingaggio da due milioni lordi, anche il brasiliano Rafael, scivolato al terzo posto nelle gerarchie della porta nonostante potenzialità espresse solo in parte.

CASO GRASSI. Pochissima fortuna, in Serie A, per altri giovani di proprietà del Napoli. Il caso emblematico è quello di Alberto Grassi, grosso equivoco dell'ultimo mercato invernale, intuizione di De Laurentiis non avallata dal suo allenatore. Nove milioni spesi appena un anno fa per un ventenne di belle speranze che in sei mesi, complice l'infortunio, non è riuscito a raccogliere neppure un minuto. In estate è tornato in prestito secco all'Atalanta ma da titolarissimo dello scorso anno è, inevitabilmente, diventato comprimario: in totale ha raccolto appena quattro presenze per 112 minuti complessivi. L'ultima apparizione (appena venti minuti nel finale) risale alla sfida contro il Napoli dello scorso 2 ottobre. Non c'è da sorprendersi: nonostante le qualità, Grassi è un ex talento del vivaio dell'Atalanta al quale, per ovvie ragioni, sono oggi preferiti due prodotti attuali – dunque future plusvalenze - come Kessiè e Gagliardini, appena convocato in nazionale.


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METEORE. Sorte simile per Raffaele Maiello. Classe '91, perso alle buste e poi riacquistato per oltre un milione dal Crotone, il centrocampista acerrano è in prestito ad Empoli dalla scorsa estate. In totale 13 presenze e 520 minuti in sedici mesi: briciole. L'ultima apparizione è datata 21 agosto, esordio in campionato contro la Sampdoria. Partì titolare ma fu sostituito al sessantesimo da Croce. Infine Eddy Gnahorè: fu acquistato lo scorso gennaio dalla Carrarese e girato in prestito al Carpi, Serie A. Quattro panchine prima di un incidente d'auto che lo ha tenuto ai box per tutta la stagione. In estate, clinicamente guarito, è rientrato a Napoli ed è stato nuovamente girato in prestito, stavolta al Crotone. La beffa? La società calabrese ha deciso di non inserirlo in lista per la Serie A per "motivi fisici". Dov'è la crescita di una società che punta tanto sui giovani ma poi non (sempre) riesce a valorizzarli?


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