Presi i killer del tatuatore di Lavezzi: l'ordine partì da Milano

Come racconta il quotidiano Il Mattino, fu deciso a Milano l'omicidio del tatuatore Gianluca Cimminiello. In un appartamento del capoluogo lombardo, dove il boss Arcangelo Abete era stato messo ai domiciliari.
Come racconta il quotidiano Il Mattino, fu deciso a Milano l'omicidio del tatuatore Gianluca Cimminiello. In un appartamento del capoluogo lombardo, dove il boss Arcangelo Abete era stato messo ai domiciliari formalmente per motivi di salute, per dimostrare la forza di un gruppo che di là a poco si sarebbe impegnato nella cosiddetta terza faida di Scampia. Ma perchè uccidere il tatuatore? Cosa ha reso necessario un summit a Milano dei vertici dell'ala scissionista della camorra per colpire a morte il professionista 31enne? Una decina di giorni prima della sua morte, Gianluca postò sulla sua pagina di facebook una foto con l'ex calciatore del Napoli Lavezzi, realmente scattata all'esterno dello stadio, ma presentata con un montaggio dal quale sembrava che il bomber fosse stato ospite nel laboratorio del tatuatore. Quanto basta a scatenare invidie da parte di un altro esperto del ramo, tale Vincenzo Donniacuo, tatuatore di Melito e amico di affiliati agli scissionisti. E' a partire da questo scenario che ha inizio una sequenza di eventi culminati nell'omicidio di Gianluca, come ricostruito dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna.







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