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"Per il Napoli giocherai gratis", l'imposizione del padre: Sallustro, prima di Maradona


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
Per il Napoli giocherai gratis, l'imposizione del padre: Sallustro, prima di Maradona

Pozzo convocava il milanese e diede poco spazio a Sallustro (due partite: nel '29 Italia-Portogallo 6-1 a Milano, un gol, e nel '32 Italia-Svizzera 3-0 a Napoli con altri due napoletani, Colombari e Vojak).


Quest'oggi sul quotidiano Il Mattino, lo storico giornalista e Maestro, Mimmo Carratelli, ha "dipinto" un meraviglioso quadro letterario raccontando la storia di Attila Sallustro, bomber di un Napoli e di un tempo che non torneranno più. Un racconto che stride, meravigliosamente, con la cronaca di queste ore frenetiche che ci aggiorna su un possibile passaggio di Higuain alla Juventus. Si, avete letto bene. E allora meglio vedere come eravamo...


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«Partivo da centrocampo, scartavo due, tre avversari e arrivavo in porta col pallone». Per la rapidità dei suoi guizzi fu definito "il veltro". Un levriero. Fisico apollineo, alto, abbronzato, testa ricciuta e bionda, occhi neri, divenne il campione più amato dai napoletani. In via Filangieri, i tifosi lo reclamavano al balcone della sua casa al numero 11 per applaudirlo. Suo padre, considerando disdicevole che prendesse soldi per fare un' attività sportiva, gli impose di giocare gratis. Così, dal calcio, nei primi tempi Attila Sallustro ricavò tagli di stoffa, camicie di seta e un orologio d' oro. Amava dire: «Sono stato il primo oriundo e l' ultimo dei dilettanti del calcio italiano». La rivalità con Peppino Meazza, il "balilla" dell' Ambrosiana-Inter, di due anni più giovane, fece epoca. In nazionale, Pozzo convocava il milanese e diede poco spazio a Sallustro (due partite: nel '29 Italia-Portogallo 6-1 a Milano, un gol, e nel '32 Italia-Svizzera 3-0 a Napoli con altri due napoletani, Colombari e Vojak). Nei confronti di Meazza si cavò molte soddisfazioni. Nel 1932 risolse il match con l' Ambrosiana (1-0) e regalò al milanese una medaglia d' oro. In altre due partite, mise a segno altrettante doppiette trascinando il Napoli alla vittoria sulla squadra di Meazza (4-1 e 3-1). Gli piaceva battere soprattutto Combi, il mitico portiere della Juventus: gli rifilò due gol nel 2-0 del 1932. Il padre rientrò in Paraguay con Oberdan e Attila rimase a Napoli col fratello Oreste (che giocò 40 partite nel Napoli, lo chiamavano Sallustriello) ed Evelina, la fedelissima "mamy". Abbandonò gli studi e passò professionista per necessità: 900 lire al mese e 50 lire di premio-partita negli anni Trenta. Divenuto il condottiero del Napoli, lo stipendio salì a tremila lire. Dopo una clamorosa vittoria a Modena (5-0), ebbe in regalo una "Balilla 521" nera e il giorno che, in via Roma, investì un passante, questi, riconoscendolo, gli disse: «Scusate tanto, è colpa mia. Voi potete fare tutto quello che volete...».


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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