"No, sono dei cogl...". Juve, l'agghiacciante verità sui vergognosi striscioni su Superga

In quest'ottica andrebbe letto, secondo Agnelli, uno dei fatti che Pecoraro contesterebbe alla società, relativo allo sciopero del tifo della curva bianconera in occasione del derby dell'ottobre 2014.
"Lo spessore criminale dei capi ultrà, interlocutori obbligati della società, ha determinato, nei dipendenti deputati a trattare con costoro, uno stato di soggezione che la relazione, pur conoscendola, ha finito col sottovalutare". Lo scrivono Andrea Agnelli e gli avvocati della Juventus, Luigi Chiappero e Maria Turco, nella memoria con cui si chiede alla Procura federale di archiviare la posizione del presidente e della società. Sul Corriere della Sera sono riportati quest'oggi riferimenti anche ad alcuni striscioni contestati alla tifoseria juventina. Ecco lo stralcio: "Lo scendere a patti con «criminali» avrebbe portato dipendenti della Juventus a scelte «estreme». In quest’ottica andrebbe letto, secondo Agnelli, uno dei fatti che Pecoraro contesterebbe alla società, relativo allo sciopero del tifo della curva bianconera in occasione del derby dell’ottobre 2014. Alessandro D’Angelo, braccio destro di Agnelli, tentò una mediazione con Raffaello Bucci, che lo convinse a fare entrare «di nascosto« nello stadio uno zaino che, come emerse nelle ore successive, conteneva il famoso striscione dello «schianto» di Superga. In cambio di questa azione gli ultrà avrebbero dovuto cantare, ma cambiarono le carte in tavola all’ultimo momento. D’Angelo, intercettato, disse per «scusarsi»: «È venuto Ciccio a dirmi... So che ti incazzerai ho parlato con Dino (Geraldo Mocciola, ndr) che ha parlato con quelli di Milano, non cantano il primo tempo, cantano il secondo... Io gli ho detto no! Non va bene, è finita, o sistemate la cosa... O potete non cantare tutta la partita... Gli accordi erano diversi... Io non mi esponevo come ho fatto... Sto per fare una figura di merda che non avrei mai voluto fare». Il presidente della Juventus gli aveva risposto: «No no ma sono dei coglioni». Secondo la squadra mobile, Agnelli avrebbe potuto sapere che sarebbe stato portato quello zaino nello stadio. Ma l’accusa viene respinta dalla Juventus, che nella memoria odierna spiega: Agnelli venne informato dopo, quando il direttore dello stadio gli comunicò cosa vide nei filmati delle videocamere. E D’Angelo, sarebbe un uomo sottoposto a una «pressione» che «non doveva essere poca cosa, visto che dalle telefonate trascritte emerge la pretesa di Dino Mocciola, pluricondannato e pregiudicato, libero e non daspato indiscusso capo dei Drughi, che D’Angelo come Juve andasse in questura a chiedere che lo striscione dei Drughi potesse essere nuovamente autorizzato»".







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