Napoletani in cerca di nuove "esclamazioni": da Sallustro e Jeppson all'erede del Pipita

La pellicola che narra la storia del Napoli calcio è ricca di emozioni, sensazioni, passione e soprattutto tanti gol. Da cineteca, rigori sbagliati o sparati alle stelle, giocate da fuoriclasse.
La pellicola che narra la storia del Napoli calcio è ricca di emozioni, sensazioni, passione e soprattutto tanti gol. Da cineteca, rigori sbagliati o sparati alle stelle, giocate da fuoriclasse, reti strane, tutte siglate da calciatori che in un modo o nell'altro hanno fatto la storia del Calcio Napoli. Che fatica la vita da bomber, come titola una pagina sul social più conosciuto del pianeta, ecco i 90 anni della squadra di calcio più amata dalla sua città, è possibile sintetizzarli nelle gesta dei suoi grandi bomber. In principio fu Attila Sallustro l'idolo dei tifosi del Napoli, il bomber nato ad Assuncion da genitori italiani, segnò tanti gol prima che nascesse l'attuale sodalizio, infatti faceva già parte della rosa dell'Internaples, divenne poi attaccante titolare dopo la fusione, quando il presidente Ascarelli fondò l'Associazione Calcio Napoli, il primo agosto 1926. Si racconta che Attila fosse pure più forte del più noto Peppino Meazza, ma all'epoca già teneva banco la disparità di trattamento Nord e Sud, quindi il centravanti nonostante impressionò più volte Pozzo, ct della Nazionale dell'epoca, non diventò mai protagonista con la maglia azzurra al contrario del famoso Meazza. Sallustro, in dieci anni di maglia azzurra collezionò 269 presenze segnando 108 reti senza mai calciare rigori. Una volta, contro la Reggiana, mise a segno 5 dei 6 gol del Napoli. Rimase però legato per sempre alla società azzurra, quando lasciò il calcio fu nominato direttore dello Stadio S. Paolo, tuttora è secondo nella classifica dei gol totali del Napoli dietro Maradona. Antonio Vojak, emblema storico dei gol napoletani, ha fatto le fortune del giovane sodalizio azzurro insieme proprio all'oriundo paraguaiano naturalizzato italiano, il calciatore proveniva da uno scudetto vinto con la Juventus, e decise di sposare il Napoli per ritrovare nuove motivazioni agli ordini di mister Garbutt, rimase in azzurro dal 1929 al 1935, diventando uno degli idoli incontrastati del pubblico napoletano. Con 102 gol realizzati è ancora il massimo cannoniere del Napoli in Serie A, per 78 anni è stato detentore del record di reti realizzate in un singolo torneo (22, ndr.), superato solo nel 2011 dall'uruguagio Cavani.
Negli anni si susseguirono altri grandi bomber, Amadei, Luis Vinicio detto 'o lione, Bruno Pesaola 'o petisso, ma l'acquisto di Jeppson per 105 milioni di lire, fece parlare tutta l'Italia per la cifra astronomica versata dal comandante Lauro all'Atalanta. Ogni volta che cadeva in campo, i tifosi urlavano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule", per sottolineare la valutazione del giocatore, con ironia, che valeva quanto tutto il capitale del prestigioso istituto di credito cittadino. Il centravanti svedese, però, ricambiò a suon di gol e belle giocate; restò in azzurro fino al 1952. Si racconta facesse fatica a segnare gol semplici, mentre metteva a segno con facilità gol straordinari, dalla distanza, con giocate di rara bellezza. Tuttora è consueta, in città, l'esortazione: "Mannaggia 'a Jeppson" o "Uanema 'e Jeppson", che nacque proprio per sottolineare questa sua alternanza di rendimento. In seguito lo stadio San Paolo andò in visibilio per le giocate del "cabezon" Omar Sivori, sul campo campeggiava lo striscione: "Vide Omar quanto è bello", creando assonanza con la celebre Torna a Surriento, per sottolineare la bellezza del talento cristallino del fuoriclasse argentino che deliziò la platea azzurra con le sue giocate accademiche. La sua avventura in azzurro non fu fortunatissima, annunciò il suo addio al calcio dopo lo storico litigio in quel Napoli-Juventus del 1968, terminato con espulsione e conseguenti 6 giornate di squalifica. Sivori a Napoli fa rima con Josè Altafini, il centravanti brasiliano naturalizzato italiano, nel 1965 approda in azzurro dal Milan restando per sette stagioni, e formando col fuoriclasse argentino, uno dei tandem più belli che una squadra di calcio ricordi. Si racconta che nel 1967, durante un Napoli-Torino, mise a segno un gol da cineteca in rovesciata acrobatica, mandando in solluchero il pubblico del San Paolo. Contribuì al secondo posto del Napoli, miglior risultato fino ad allora. Nel 1972 passa alla Juventus insieme a Dino Zoff, proprio quell'anno durante Napoli-Juve, mettendo a segno il gol del 2-1, portò i bianconeri alla vittoria del titolo a discapito del Napoli e si guadagnò l'epico appellativo di Core 'ngrato. Dopo anni potrebbe passare il testimone, ma questa è un'altra storia.
Nel 1975 fu il turno di “Mister due miliardi”, Beppe Savoldi, il Napoli mise a segno il colpo, pagando una cifra astronomica, la più costosa mai portata a termine fino a quel momento nel calcio professionistico. Non fu fortunatissima la sua esperienza in azzurro, nonostante le 77 reti messe a segno in 4 stagioni. A seguire fu il turno di Bertoni e Dirceu ma gli anni successivi a loro, segnarono la svolta trionfale del calcio napoletano, arrivarono Bruno Giordano, Andrea Carnevale e il più grande di sempre Diego Armando Maradona, formando il trio "Magica" che stupì l'Italia e l'Europa calcistica. Sembra quasi superficiale voler raccontare le loro gesta che sono tutte racchiuse nelle vittorie e i trionfi di quegli anni, il Napoli vinse il suo primo scudetto nel 1987, nel 1988 ne sfiorò un altro consecutivo ma si arrese soltanto nello scontro diretto del San Paolo contro il Milan di Sacchi, che deflagrò i sogni di gloria azzurri tra gli applausi dei vinti del San Paolo. Nel 1989 gli azzurri arrivarono secondi dietro l'Inter dei record di Trapattoni, ma vinsero la Storica Coppa Uefa contro lo Stoccarda, dopo aver eliminato persino il Bayern Monaco e la Juventus. Nel frattempo, nella Magica, le ultime due consonanti furono sostituite da Careca, tra i centravanti brasiliani più forti della storia del calcio. Nel 1990 arrivò un ulteriore trionfo, quel secondo scudetto ai danni del Milan, che resta l'ultima vittoria, insieme alla Supercoppa Italiana, dell'epopea maradoniana in azzurro.
Il post Maradona fu alquanto traumatico ma si ritagliarono il loro spazio altri grandi bomber come Zola e Daniel Fonseca. Poi l'oblio pre fallimento, e tanti calciatori passati di qui a fare da comparsa. Negli anni 2000, Roberto Stellone e Stefan Schwoch ripercossero i fasti, rigenerando, anche se lievemente, il pubblico del San Paolo. Col ritorno in A fu Amoruso il bomber principe, insieme al nefasto arrivo di Edmundo, che segnò l'inizio della fine del Napoli di Ferlaino. La ricaduta, la B con Rastelli che si ritagliò il suo spazio, poi gli arrivi di Max Vieri e Gianluca Savoldi, figlio d'arte, che non incisero mai tra le fila azzurre.
La C con Calaiò e Pampa Sosa che riportarono il Napoli, dal fallimento all'Europa League col Benfica. Nell'era De Laurentiis sono passati tanti grandi bomber e campioni di qui, da Lavezzi a Quagliarella passando per Cavani, Callejon, Mertens, Pandev e Higuain, il più grande bomber della storia del Napoli, che ha chiuso la gloriosa parentesi azzurra col gol meraviglia al Frosinone spodestando Nordahl dal trono dei bomber. Poi c’è Marek Hamsik, l’attaccante che non è attaccante, che ha raggiunto Maradona nella classifica delle reti segnate in A e col rinnovo, punta definitivamente i 115 gol del Pibe in azzurro. Adesso però tocca a Milik, Gabbiadini e forse a Icardi, sperando di festeggiare con quel titolo che la città brama da trent'anni. Storia, reti, ed emozioni, Napoli: che fatica, questi 90 anni di gol...
di Gaetano Brunetti - Il Roma








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