Llorente non si affida alla diplomazia: ci sono duecento motivi per non sentirsi il profeta del "last minute"

Fernando Llorente, nuovo attaccante del Napoli, ha lasciato una ottima impressione nel giorno della sua conferenza stampa di presentazione.
L'attaccante del Napoli, Fernando Llorente, come ricorda l'edizione odierna del Corriere dello Sport, nel corso della conferenza di presentazione a Castel Volturno si è detto entusiasta di avere sposato il progetto azzurro: "Sono felicissimo di essere giunto in un club così ambizioso e contento anche di lavorare con un allenatore importante come mister Carlo Ancelotti. Ho aspettato tre mesi dalla finale giocata contro il Liverpool in Champions, ma non ho mai avuto dubbi sulla mia scelta di approdare al Napoli".
Il re leone Llorente è fatto così, ti fissa dritto negli occhi, non va di convenzione, non s’affida alla diplomazia, non sfugge al ruolo che gli è imposto da uno status scintillante che sta lì a dominar la scena: un Mondiale, un Europeo, una Europa League, uno scudetto in Italia. Ci sono duecento buoni motivi per non sentirsi semplicemente il profeta del «last minute», perché se c’è stata già una vita da Fernando Llorente - Athletic Bilbao, Tottenham, Juventus, Swansea, Siviglia e poi una delle Nazionali, quella spagnola ovviamente, più bella della storia del calcio - allora è scontato portarsi dentro il proprio vissuto.







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