La reazione dei napoletani al Maradona dopo Napoli-Atalanta sottolineata da Ciriello
L'analisi dello scrittore partenopeo sull'ultima sfida a Fuorigrotta che ha offerto molti spunti anche oltre il terreno di gioco.

"La possiamo chiamare presa di coscienza o consapevolezza eccessiva, ma quando il Maradona applaude il Napoli – dopo una resa incondizionata ai disegni tattici di Gian Piero Gasperini e allo strapotere fisico dei suoi giocatori – significa che c’è una maturità nella lettura dei limiti calcistici della squadra, tra l’altro sempre sottolineati da Antonio Conte: prima, dopo e durante le precedenti partite". E' quanto scrive su La Gazzetta dello Sport lo scrittore Marco Ciriello.
"In sintesi - aggiunge l'autore di "Maradona è amico mio" - i napoletani applaudendo la sconfitta dicono: questa è l’acqua. Ma non escono dalla vasca, ci restano e giocano e ridono. Perché quest’acqua intanto ha ancora un primo posto in classifica seppure da giocarsi con l’Inter a Milano, ma soprattutto perché quest’acqua è già un grande salto rispetto alle tribolazioni da martiri della passata stagione con l’avvicendamento Garcia-Mazzarri-Calzona, tra l’altro con un passaggio di demone nigeriano: dalla disperazione di avere a intermittenza Victor Osimhen, alla disperazione di avere contro, a corrente piena ed energia eccessiva, Ademola Lookman, che ha segnato una doppietta con la complicità di Alex Meret. I lavori in corso continuano".
"E i napoletani - spiega Ciriello - abituati a sopportare disagi peggiori, applaudono. Godendosi i piccoli passi di Billy Gilmour il vice-cervello della squadra in assenza di quello principale: Stanislav Lobotka; facendosi bastare gli strappi e i movimenti da porta girevole di Scott McTominay o i piccoli movimenti di Romelu Lukaku che sembrano ricalcare una canzone di Bruce Springsteen – un passo avanti e due indietro – almeno fino a quando non ha incontrato un difensore come Isak Hien che gli ha inchiodato i piedi. Ma i napoletani applaudono. Anche il fai finta di andare, non vai, poi vai di Khvicha Kvaratskhelia anche se è sempre meno selvaggio e più indolente".
"Oppure la scoperta del difensore cartesiano: Alessandro Buongiorno che aveva bordeggiato la perfezione fino alla partita contro l’Atalanta; o finalmente della fioritura della garra in Mathías Olivera con i giardinieri Marcelo Bielsa e Antonio Conte. Ma i napoletani applaudendo il Napoli, stavano applaudendo soprattutto l’Atalanta e il suo calcio, come era già accaduto anni fa – e Arrigo Sacchi non ha mai smesso di sottolinearlo – quando il Milan venne al San Paolo a prendersi lo scudetto battendo Maradona e la sua squadra. Perché Napoli - continua lo scrittore napoletano - ha sempre saputo riconoscere la bellezza fin dalla metà degli anni Settanta, quando a radicarla nei napoletani fu Luís Vinício. Adesso applaudono il cambio di pelle e linguaggio che, per brevità, potremmo chiamare “salto contiano”, con una diminuzione delle sconfitte e un aumento delle possibilità di vittoria, e una tenuta della vetta del campionato, seppure sull’equilibrio di un punticino da difendere come il Piave, domenica prossima contro la fame di Simone Inzaghi e della sua – distratta – Inter".








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