Juventus-Napoli, Minoliti: "Vi spiego perché il secondo tempo può essere più importante del primo"

Il giornalista attraverso l'editoriale sulla Gazzetta dello Sport ha messo in evidenza la situazione Juventus-Napoli dopo la sentenza del Giudice Sportivo.
Nino Minoliti, attraverso l'editoriale sulla Gazzetta dello Sport, si è soffermato sul 3-0 a tavolino di Juventus-Napoli, evidenziando: "Le partite durano 90 minuti, anzi 95 come direbbe Max Allegri, e nella vicenda del mancato svolgimento di Juventus-Napoli del 4 ottobre si è giocato il primo tempo, conclusosi con un punteggio pesantissimo per i partenopei: sconfitta per 3-0 a tavolino e un punto di penalizzazione in classifica, tutto per non essersi presentati a Torino il giorno della sfida. A questo punto, il secondo tempo, cioè il ricorso in appello annunciato dal club di Aurelio De Laurentiis, può diventare molto più importante del primo e proviamo a spiegare perché. Ora, il Napoli ha tutto il diritto di presentare appello, sentendosi gravemente penalizzato dalla sentenza di primo grado. E ci mancherebbe altro".
Inoltre, aggiunge: "Ma, e veniamo al dunque, in fase di secondo grado, aperto al dibattimento delle parti in causa, è necessario che un eventuale cambio di rotta da parte del giudice sia basato su fatti o situazioni che devono essere necessariamente nuovi e comunque tali da cambiare la ricostruzione lineare effettuata da Mastrandrea sulla base degli elementi in suo possesso: perché soltanto in questo caso l’eventuale ribaltamento della sentenza non indebolirebbe, in modo irrimediabile, il suddetto protocollo, che a sua volta è il pilastro su cui si regge questo (fragile) equilibrio. Con il continuo stillicidio di positivi, dai nomi anche altisonanti, più che mai il calcio ha bisogno di regole sicure e condivise da tutti, se davvero vuole andare avanti. E il compito di chi deve e dovrà giudicare deve essere appunto questo: una sentenza, qualunque essa sia o sarà, che vada al di là di ogni ragionevole dubbio e si attenga alle norme generali integrate da quelle che le società hanno deciso di darsi per fare sì che lo spettacolo potesse continuare. Non ci possono essere mezze misure".







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