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IL ROMA - Le parole del nuovo acquisto, che faranno contenti i tifosi


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
IL ROMA - Le parole del nuovo acquisto, che faranno contenti i tifosi

Si tingerà d'azzurro, ora, la vita calcistica di Giaccherini. Uno che a 16 anni ha rischiato grosso ed ora è ancora qui, più forte di prima, nonostante l'asportazione della milza


“Bellissimo, giocherò nel Napoli”. Se potete, non svegliatelo. Emanuele Giaccherini sta sognando ad occhi aperti. Ha ancora voglia di (ri)mettersi in discussione. Sarà l’abitudine, forse. O, più semplicemente, l’intuizione banale che la benzina del suo motore è il verbo “stupire”, specialmente quando l'eco delle critiche rimbomba più degli elogi, dei consensi, della stima. Come alla Juve, prima. Come in Nazionale, poi. Nel mezzo l’esperienza negativa al Sunderland e la rinascita a Bologna, il trampolino che l’ha rilanciato a sorpresa e l’ha reso (ancora) titolare inamovibile nell’Italia di Conte.


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OSTACOLI. Si tingerà d’azzurro, ora, la vita calcistica di Giaccherini. Uno che a 16 anni ha rischiato grosso ed ora è ancora qui, più forte di prima, nonostante l’asportazione della milza – quando era alla Bibbiena - a seguito di un duro scontro di gioco col portiere avversario. Quando si svegliò dopo l’operazione, mamma Patrizia mentì per il suo bene: “Certo che potrai tornare a giocare”, gli disse. Ma non ne era convinta. Neppure i medici potevano prevedere che quel ragazzo lì, minuto ma talentuoso, ce l’avrebbe fatta per davvero. Superando ostacoli ancor più grandi. A Cesena, giovanissimo, fu messo in disparte. Poca considerazione e la (lecita) voglia di mollare tutto, tornando a lavorare alla Mabo prefabbricati. Poi l’incontro con Bisoli e l’inizio della favola. Della sua favola. Che continua a vivere da jolly tascabile, utile in qualsiasi posizione di campo, a seconda delle esigenze. E degli allenatori.


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JOLLY. Ecco, prendete Sarri. Come lo utilizzerà? Bella domanda. I due, intanto, parlano la stessa lingua. L’accento è il toscano perché Talla, città natale di Giaccherini, dista appena 40 km da Figline Valdarno, la culla dell’allenatore che ora avrà un’arma in più a propria disposizione da utilizzare – indifferentemente – come esterno d’attacco ma anche mezzala. Ovunque, a patto che ci sia il 23 sulla sua schiena. Ora è di Gabbiadini: la speranza dei tifosi è che possa esserlo anche il prossimo anno. Perché Giak, quel numero lì, vorrebbe indossarlo ancora. È il suo portafortuna. Suo fratello Andrea, calciatore dilettante, gli regalò la prima maglia da calcio proprio col 23: “Quando vedrò il tuo nome su quel numero, me lo tatuerò”. Oggi l’avambraccio destro di Andrea ha una macchia grigia con cinque cifre romane: XXIII, appunto. Perché ogni promessa è debito. E Giak ce l’ha fatta per davvero.

Fabio Tarantino - Il Roma


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