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IL ROMA - L'inestirpabile mano di Sarri, ma Ancelotti sta cambiando il Napoli: c'è già una differenza


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
IL ROMA - L'inestirpabile mano di Sarri, ma Ancelotti sta cambiando il Napoli: c'è già una differenza

Il nuovo mister dà la sensazione di saper sempre cosa fare trovando una maniera per aggiustare ciò che non va e questo gli vale il giusto credito di tutti.


Adrienne Rich, nota poetessa statunitense, diceva che il momento del cambiamento è l'unico denso di poesia, quello che più di tutti gli altri merita d'essere vissuto. Ma per arrivare a tale momento c'è tutto un processo lungo e complicato dietro, pieno zeppo di ostacoli. In soldoni, ci vogliono tempo e sacrifici ma poi sarà stupendo. Questa concezione sintetizza un po' il periodo del Napoli, che orbita in questo limbo tra la divertente creatura di Maurizio Sarri e quella un po' più pragmatica di Carlo Ancelotti. Non è detto che il bello che c'è alle spalle non possa divenire ancora meglio nel futuro, nell'attimo in cui quella che ha battuto la Lazio con un 2-1 di gran cuore non diventerà a tutti gli effetti la squadra dell'allenatore di Reggiolo. Tanto diverso dal collega di Figline, più vincente, forse più elegante, sicuramente tanto umile nel capire che i fluidi meccanismi costruiti da Sarri devono costituire le fondamenta su cui poggiare tutto il suo nuovo progetto.


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INESTIRPABILE. La mano del toscanaccio Maurizio è ancora evidente nella notte dell'Olimpico. L'azione del gol del temporaneo 1-1 ne è l'esempio più lampante: apertura a sinistra - ancora la corsia da cui partono la maggior parte delle manovre del Napoli - per Insigne, il suo movimento a rientrare sul destro e il contemporaneo scatto di Callejon nella profondità, palla a tagliare fuori tutta la difesa e poi la finalizzazione, che in questo caso s'è risolta con la sponda vincente per Milik. Quante volte abbiamo visto lo stesso e identico susseguirsi di mosse da parte degli azzurri negli ultimi tre anni? D'altronde un'attività, ripetuta in più e più occasioni, diventa un'abitudine. Lo è anche il palleggio, che però già si discosta da quello della passata stagione: più verticale, meno paziente, sicuramente diretto. Analogie e differenze di una squadra che intanto convince, lotta, crede molto in quello che fa. Proprio come con Sarri, forse con una mentalità già più forte, chissà.


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FIDUCIA. Ecco, se c'è una cosa su cui Ancelotti dovrà sicuramente lavorare è la crescita psicologica. Il vincente ed elegante Carletto lo sa e, nel cambiamento di cui parlavamo, la sua lucidità rappresenta una sicurezza che getta acqua sul fuoco delle critiche che nel precampionato già erano state accennate da una frangia di tifosi. Giacca e cravatta, l'allenatore più vincente d'Europa analizza sempre tutto nel modo giusto, con toni pacati e una serenità che contribuiranno certamente a far crescere sempre più quest'aspetto della sua squadra. Nella conferenza pre-partita aveva chiesto equilibrio e l'equilibrio è arrivato. Niente più pressing alto come con Sarri, non è ancora il momento adatto per farlo, si rischia troppo. Questa la differenza più palese tra il match con la Lazio e l'ultima amichevole con il Wolfsburg. Carletto dà la sensazione di saper sempre cosa fare, di chi trova continuamente una maniera per aggiustare ciò che non va e questo gli vale il giusto credito di tutti. D'altronde il suo bigliettino da visita la dice lunga e fa da garante verso il futuro. In attesa che il momento della poesia scocchi. (Matrone - Il Roma).


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