IL ROMA - Giovane e spensierato, la rivelazione ha scavalcato Jorginho nelle gerarchie di Sarri!

Diawara sta attraversando la fase scolastica della sua avventura azzurra: segue le indicazioni di Sarri senza strafare, anteponendo alla voglia di spaccare il mondo la necessità di limitarsi al compitino
Da riserva ad essenziale, senza mezze misure. Titolare nelle ultime cinque gare di campionato, sempre presente nelle ultime sette comprese le due di Champions League. E Jorginho? Accantonato, per un attimo. Seduto in panchina mentre l’altro, Amadou Diawara, gioca al suo posto con caratteristiche differenti, forza fisica e personalità, carattere e tecnica sufficiente, non eccelsa. Ma ha piedi educati e polmoni capienti per risultare (già) indispensabile, essenziale lì nel mezzo, recupera-palloni e geometra lineare, mediano muscolare e metronomo ordinato. Mai un passaggio superfluo, mai un ripiegamento pigro, mai una disattenzione in marcatura. Errori tecnici, sì, che appartengono all’altra faccia del diciannovenne che studia per diventare subito grande.
GERARCHIE. L’iniziale staffetta s’è trasformata in un vero e proprio cambio di gerarchie. Jorginho ha perso il posto da titolare. Diawara lo ha conquistato. Chi se l’aspettava? Pochi, ma serviranno altre conferme – dunque altre scelte - prima di sposare appieno la tesi di cui sopra. Sassuolo, Inter e Benfica la tripletta di gare che segnerà la svolta. Potrebbe trattarsi di una situazione temporanea oppure di un nuovo inizio, esattamente come lo scorso anno: a metà settembre Valdifiori s’accomodò in panchina, Jorginho al suo posto. Sembrava dovessero alternarsi, non fu così: il primo finì nel dimenticatoio, il secondo diventò ago della bilancia di una squadra che giocava tremendamente bene per rinunciarvi. Corsi e ricorsi. Tra i due registi (atipici), oggi, c’è meno distacco, solo evidenti differenti fisiche e tecniche. L’uno non escluderebbe l’altro, ma nella (delicata) scelta conta molto il momento, atletico e mentale: Jorginho ha pagato (forse sta ancora pagando) una flessione figlia degli sforzi dello scorso anno, Diawara ha sfruttato l’entusiasmo della sua carta d'identità.
RIVELAZIONE? Giovane e spensierato, sfacciato quanto basta per colmare la penuria di esperienza. Poco più di un anno fa, infatti, Diawara giocava in Lega Pro, al San Marino; ora orchestra il gioco in Champions League, con la maglia del Napoli bell'aderente e la spinta di uno stadio, il San Paolo, che l’ha virtualmente osannato prim’ancora che esordisse, esattamente quando Jorginho iniziava a faticare tirando il fiato, meno brillante in impostazione e perennemente in affanno sul piano fisico. Diawara è costato quindici milioni di euro. È arrivato a fine estate dopo un lungo corteggiamento reso avvincente dalla sua fuga in patria per convincere (o costringere?) il Bologna a cederlo senza opporsi. Il 19 ottobre ha esordito nel finale contro il Besiktas e da allora ha giocato quasi sempre: otto presenze per un totale di cinquecento minuti. Pochi altri i suoi numeri. Mai un giallo, mai un assist, mai un gol. Diawara sta attraversando la fase scolastica della sua avventura azzurra: segue le indicazioni di Sarri senza strafare, anteponendo alla voglia di spaccare il mondo la necessità di limitarsi al compitino onde evitare rischi inutili. Per lo step successivo ci vorrà ancora un po’ di tempo. Ma nessuno ha più fretta. (Fabio Tarantino - Il Roma)







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