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Genny: "Nessuna trattativa con la Digos. E' stato un inferno, ci hanno sparato"


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
Genny: Nessuna trattativa con la Digos. E' stato un inferno, ci hanno sparato

Genny 'a carogna, capo ultras del Napoli e al centro delle polemiche per i fatti avvenuti in occasione di Fiorentina-Napoli, ha rilasciato una intervista ad Il Mattino.


Genny 'a carogna, capo ultras del Napoli e al centro delle polemiche per i fatti avvenuti in occasione di Fiorentina-Napoli, ha rilasciato una intervista ad Il Mattino.

Come è andata veramente sabato a Roma?


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"Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell'ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c'è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull'opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti".

Quindi nessuna trattativa?

"Ovviamente no. Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo non sembra importare niente a nessuno. Ma a noi si, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata 15mila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuti srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Nè avremmo avuto avere il potere di farlo. Noi non possiamo decidere nulla".

Siete rimasti sugli spalti?

"No. Nessuno poteva costringerci a restare allo stadio e infatti dopo il primo gol molti di noi sono andati via. Più che del Napoli ci interessava di quel ragazzo in fin di vita. Perciò siamo rimasti tutta la notte in ospedale con la famiglia e con le forze dell'ordine".

Come è stato ferito il tifoso napoletano? Cosa è successo prima dell'ingresso allo stadio?

"Ci stavamo dirigendo verso la curva Nord dell'Olimpico scortati dalle forze dell'ordine. Poi è successo l'inferno, abbiamo sentito i colpi e ci siamo accorti che tre di noi erano rimasti a terra. Una cosa del genere non si era mai vista, pure quando uccisero quel tifoso all'Olimpico, Paparelli: allora non spararono un colpo di pistola, ma un razzi che purtroppo gli finì in un occhio. Perciò i fatti di Roma sono gravissimi".

E quella maglietta che inneggia all'assassino di Raciti, non è un gesto di sfida?

"No, anzi. L'unica cosa importante di questa storia ormai è diventata la maglietta che io e gli altri tifosi indossiamo. "Speziale libero" c'è scritto. Ma attenti: la maglietta è in onore di una città dove abbiamo tanti amici e nei confronti di un ragazzo che sta chiedendo attraverso i suoi legali la revisione del processo. È una richiesta di giustizia, non un'offesa contro una persona deceduta o contro i suoi familiari".

Ma le tifoserie non ricattano, non minacciano, non tengono in pugno le società?

"Tutte favole".


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