GAZZETTA - Sarri l'ha passata liscia. Tavecchio ha già preso la sua decisione

Non c'erano gli estremi per la pena esemplare che gli chiedeva mezza Italia, agitata, secondo lui, più dal tifo che dal senso civico. Tosel è andato dritto per la sua strada, coerente con la sua interpretazione del codice.
Non c'erano gli estremi per la pena esemplare che gli chiedeva mezza Italia, agitata, secondo lui, più dal tifo che dal senso civico. Tosel, come riporta la Gazzetta dello Sport, è andato dritto per la sua strada, coerente con la sua interpretazione del codice, non si è fatto condizionare dal tam tam mediatico attivato dalla "denuncia" di Mancini, nè dalla convenienza che probabilmente avrebbe avuto a prendere una decisione più severa. Nessun riferimento, dunque, al carattere omofobo degli insulti rivolti a Mancini nel concitato finale di Napoli-Inter. L'unico che a questo punto avrebbe titolo a intervenire è il presidente federale Tavecchio con un reclamo alla Corte sportiva d'appello, sembra non abbia alcuna intenzione di farlo. Tavecchio non ne coglie l'esigenza giuridica, perchè in punta di codice il provvedimento del giudice sportivo - un organo federale, ricordiamo, che ha solo l'ufficio in Lega - non fa una piega. E non ne vede l'opportunità: un suo intervento, infatti, renderebbe il sistema calcio troppo vulnerabile, perchè lo esporrebbe alla discrezionalità di un presidente federale, creando un precedente molto pericoloso. E del resto, la casistica dei reclami presidenziali parla chiaro: il numero uno federale è sceso in campo solo in casi eccezionali o particolarmente gravi, come la mancata applicazione di una norma o le violenze fisiche su arbitri nelle categorie minori.







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