CORSERA - Ancelotti, strani pensieri dopo Calciopoli: c'è una cosa che gli brucia più del rigore negato

L'edizione odierna del Corriere della Sera, all'interno dello spazio riservato al calcio, dedica particolare attenzione a quanto è accaduto al San Paolo.
A Carlo Ancelotti l'espulsione brucia ancor di più del rigore negato e della mancata visione della Var. Strani pensieri, come riporta l'edizione odierna del Corriere della Sera, corrono veloci nella testa dell’allenatore che ha vissuto, da spettatore, l’epoca di Calciopoli. E che rientrato in Italia fa fatica ad accettare anche il solo sospetto che tutto sia tornato come prima. Non ci sta a pensar male, ma qualche domanda inizia a farsela. Si è sentito trattato come uno qualunque in un campo qualunque.
La serietà e la credibilità non sono titoli acquisiti, semmai riconosciuti da anni di carriera, contraddistinti da compostezza. Allora: il rigore dal suo punto di vista c’è. Ma se la Var non decide di fermare il gioco e rivedere l’azione, compromette la regolarità della gara. Il cartellino rosso brucia, se possibile, ancor più del penalty negato. E quindi ha urlato, si è fatto sentire. Ora riflette su un calcio che non gli piace. Prima il razzismo, ed è una battaglia di cui si fece promotore, poi il sospetto terribile di ingiustizie arbitrali. Così l’Italia, per lui, è diventata infelice.







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