Corbo: "Sarà l'anno di Ancelotti! ADL zitto. Una crociata che coinvolge dirigenti e politici"

Torna il consueto appuntamento con l'editoriale del noto giornalista ed opinionista RAI, firma del quotidiano La Repubblica
Vi proponiamo l'editoriale di Antonio Corbo per La Repubblica: "Il 2019 può essere l’anno di Ancelotti. Un paese di valori morali più confusi che aridi gli assegna una missione. Se l’è cercata senza forse immaginarne il valore politico. Si è schierato contro il razzismo. A giugno ne avrà sessanta, non è mai troppo tardi per una di battaglia di civiltà. Minaccia di fermare le partite contro i cori del tifo più ottuso. Per il Napoli e i napoletani invocano il Vesuvio, per Koulibaly, il più forte del campionato con Ronaldo, si levano ululati ogni volta che tocca palla. Questi sono i fatti, questo è la sottocultura degli stadi, questa è l’Italia che assiste e non reagisce. Ancelotti ha ribadito che la sua squadra di fermerà. Basta offese. Diventa sua, tutta sua la reazione, se è vero che sia stato lasciato solo".
Corbo ha poi aggiunto: "Non parla De Laurentiis, il presidente di un club sbeffeggiato. Non si espone l’associazione calciatori, attiva solo quando c’è da scalare la presidenza federale. Non si registrano commenti del vicepresidente e prossimo presidente della Figc, l’avellinese Cosimo Sibilia. Non arrossisce l’allenatore degli infiniti scudetti, Massimiliano Allegri, quando attacca De Laurentiis, che aveva solo chiesto equità. I frequenti vantaggi offerti alla Juve devono essere solo un dogma, da subire senza discutere. Si fa sentire però Andrea Agnelli ricordando di aver finanziato nel 2015 un Report Unesco su discriminazione e razzismo. A pagina 71 si legge che “le sanzioni collettive sono eticamente scorrette e contro le democrazie progredite“. Quindi: Non chiudete le curve. Ma che pensa di ululati e dei cori sul Vesuvio diffusi anche nel suo stadio? Si divide sulle soluzioni, ma non le attua il governo. Il questore di Milano chiede la chiusura delle curve e il blocco delle trasferte. Salvini smentisce brutalmente. Descrive gli ultrà come chiassosi compagni di osteria. Era uno di loro, si capisce. Se si guarda intorno, Ancelotti scopre di essere solo. Ha il candore e la fermezza dell’emigrante di ritorno. Nei suoi 9 anni all’estero non ha raccolto solo vittorie, ma le esperienze di chi vive e vince in paesi e campionati governati da regole certe. Gli sembra normale far qualcosa per arginare il tifo deviato. L’aspetto da placido borghese inganna: Ancelotti andrà avanti, non arretra. La squadra è con lui, la società non si sa bene. Se l’Italia lo ha isolato, l’Europa al contrario lo sostiene. Aleksander Ceferin, presidente sloveno dell’Uefa, accusa gli italiani di non aver attuato a Milano il “Protocollo sul razzismo”. Sarà decisiva l’adesione della città. Della sua opaca classe dirigente. Degli intellettuali. Dei politici e dei cittadini. I disegni dei bambini per Koulibaly sono graziosi. Non basta. Attraverso il calcio, Napoli quest’anno può riaffermare la sua cultura antirazzista. In controtendenza. Ancelotti non è solo, perché non sarà solo lui a perdere questa sfida di civiltà".







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