Beccantini sul Napoli: "Se tre indizi fanno una prova, quattro cosa fanno? Il calcio non è boxe"

"Scegliete voi il linguaggio che più vi garba. Il Napoli non è stato fortunato se non nell'assist sporco", analizza il noto giornalista nel suo editoriale.
Roberto Beccantini, giornalista e scrittore, ha analizzato Napoli-Roma per Eurosport: "Se tre indizi fanno una prova, quattro cosa fanno? Una tendenza. Il pareggio che Mertens ha strappato al 90’, dopo che El Shaarawy aveva spaccato l’equilibrio al 14’, ha riproposto un classico per gli schermi del San Paolo. Il catenaccio della squadra ospite. Per carità, era successo persino con la Juventus di Allegri. Catenaccio e contropiede, si scriveva una volta. Oggi, invece: densità, ostruzione delle linee di passaggio, ripartenze. Scegliete voi il linguaggio che più vi garba.
Veniva, il Napoli, dalla gloriosa notte di Parigi; la Roma, dalla vittoria, non così facile come suggerito dal tabellino, sui russi del Cska. La partita l’ha fatta il Napoli dall’inizio alla fine. Perché, allora, non ha vinto? Perché il cantiere di Di Francesco ha alzato un muro che neppure gli infortuni di De Rossi e Manolas hanno rigato. E perché Milik non era mai in orario e Insigne non ha cavato dal cilindro i soliti conigli. Per Ancelotti è stata preziosa la panchina, da Mertens a Zielinski.
Olsen ha parato molto, il Napoli non è stato fortunato se non nell’assist «sporco» di Callejon per il belga, agli sgoccioli. Qua e là ha sbagliato qualche lettura difensiva, come documentano l’azione di Under a monte del guizzo di El Shaarawy, il salvataggio di Albiol su Dzeko e il contatto Albiol-Dzeko sfociato nella simulazione del bosniaco (eccessiva). Ricapitolando: tre azioni contro un’aggressione sistematica, a volte asfissiante, sempre in bilico tra il fumo e l’arrosto.
La contraerea di Juan Jesus, Manolas (Fazio) e N’Zonzi ha spazzato l’area, alla quale Santon-Under a destra e Kolarov a sinistra non assicuravano un’adeguata copertura. Immagino che non fosse questa l’idea del mister: lo è diventata, paradossalmente, dopo l’episodio che ha indirizzato la trama. La Roma dei Nainggolan e dei Salah avrebbe garantito ben altra gestione.
Napoli. Potrei cavarmela con una freddura: gli è mancato il Cristiano di Empoli. Fabian Ruiz, con quell’azione faso-tuto-mi, aveva spalancato scenari salgariani che poi non ha tradito. L’esito scatenerà l’ennesima guerra santa fra «risultatisti» e «prestazionisti». Come a Parigi. Mertens avrebbe voluto giocare dall’inizio, La stazza di Milik garantiva più peso e giustificava i cross, fin troppi.
I punti dalla Juventus tornano, così, sei. Sono numeri che titillano i topi d’archivio. Per Carletto, è il primo pari. Cosa avrebbe potuto fare di diverso, di meglio? Adescare la Roma, farla uscire per poi colpirla alle spalle? Forse. Ma la Roma, per forza o per scelta, non ha mai abboccato. E non è che abbia concesso occasioni superiori a quella sventata da Albiol.
Ai punti, va da sé, avrebbe vinto il Napoli, che ha tirato verso la porta 26 volte, ma il calcio non è la boxe e tanto meno il basket. E ancora: per me, il campionato resta aperto.
Siete d’accordo?".







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