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Altro che pace con Tavecchio, Agnelli fa ricorso: vuole un maxi risarcimento!


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
Altro che pace con Tavecchio, Agnelli fa ricorso: vuole un maxi risarcimento!

Sul piano politico il cambio di rotta non poteva essere più netto, con il presidente della Juventus Andrea Agnelli che ha manifestato una sorta di endorsement all'attuale guida della Figc Carlo Tavecchio.


Sul piano politico il cambio di rotta non poteva essere più netto, con il presidente della Juventus Andrea Agnelli che ha manifestato una sorta di endorsement all'attuale guida della Figc Carlo Tavecchio passato da "inadeguato" a "garante delle riforme". A maggior ragione, quindi, colpisce che invece, sul piano giuridico, come riporta il Corriere della Sera, la Juve abbia deciso di aggiungere un altro atto ostile all'infinita battaglia di Calciopoli che la vede contrapposta alla Federazione nelle aule di tribunale. Il club bianconero, infatti, difeso dall'avvocato Luigi Chiappero, ha deciso - e non era scontato - di fare appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio che, il 6 settembre, aveva definito come "infondata e inammissibile" la richiesta di risarcimento avanzata dalla Juve alla Federazione. Solo che nel frattempo la richiesta danni (già giudicata "strabiliante" dall'avvocato Figc Luigi Medugno) è persino cresciuta: per via degli interessi è passata dai 443 milioni 725mila e 200 euro agli attuali 581 milioni e 22 mila euro. La questione dovrebbe essere discussa nel 2017, a 11 anni da Calciopoli. Riepiloghiamo la vicenda: la Juve si era rivolta al Tar il 7 novembre 2011 dopo che le indagini della Procura federale portarono alla luce - fuori tempo massimo per qualsiasi procedimento, visto che era intervenuta la prescrizione - le telefonate di altri dirigenti, tra cui quelli dell'Inter. Il club bianconero contestava quindi alla Figc di non aver preso provvedimenti per revocare l'atto con cui il commissario Rossi aveva assegnato (il 26 luglio 2006) lo scudetto ai nerazzurri (lamentando una "disparità di trattamento"), chiedeva la non assegnazione dello scudetto e la condanna della Figc "al risarcimento del danno ingiusto subito a seguito dell'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa e del mancato esercizio di quella obbligatoria". Il Tar aveva definito il ricorso "in parte inammissibile e, per la restante parte, infondato".


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