Messi e il peso di Maradona, l'assente pių presente: l'astronave e la fuoriserie
Lionel Messi ha iniziato malissimo, con la sua Argentina, il Mondiale in Qatar. E tornano di moda i paragoni con l'eterno Maradona.

Avesse battuto l'Arabia Saudita ieri si sarebbe parlato del rigore Maradoniano, lento e sicuro a cacciare via i pensieri di quello ciccato con l'Islanda quattro anni prima, della sua nuova leadership certificata anche da una serie TV di Netflix sulla Copa America, insomma il mondo avrebbe parlato di un Messi che compie il primo passo verso il trofeo più atteso che concluderebbe la favola che gli è stata cucita addosso, quella del GOAT (Greatest of all time). E invece la primavera araba è arrivata a spazzar via certezze consolidate, più impetuosa e gelida dell'aria condizionata negli stadi qatarioti. Ci risiamo Leo, hai provato a sfuggire all'ombra dell'assente più presente del mondo, ricevendo anche investiture da Maradoniani di ferro come Arcucci e Victor Hugo Morales, si è solo la prima, sì pure D10S a Italia 90 perse a Milano col Camerun, ma il problema non è questo il problema è che devono smetterla di metterti nella stessa frase con qualcosa che già in vita era irraggiungibile, figuriamoci ora che è epica leggenda e anche religione, e credimi non basterebbero tutte le statistiche individuali i record personali e di squadra che hai macinato per colmare la distanza.
Una volta chiesero a Martin Bossi, geniale imitatore e attore argentino, ma tra Maradona e Messi? E lui disse "Io non posso paragonare un'astronave con una fuoriserie, Maradona è incomparabile". Diego è il volto più effiggiato sui murales di tutto mondo, l'ultimo Re dei poveri basti pensare a ciò che successe due anni fa quando i descamisados correvano dietro alla sua tomba, ha ragione lo scrittore Marco Ciriello a dire che non succederà a nessun protagonista del calcio attuale una cosa simile. Messi è vittima, suo malgrado dell'alienazione che provoca la macchina calcistica che lo ha scelto da anni, come un Maradona "ripulito" e borghese eccedendo in palloni d'oro e in trasferimenti pilotati come quello, negli anni dei Mondiali in Qatar, al Psg. Quello tra Diego e Leo è un paragone retorico che crea inutili discussioni in una partita che non c'è mai stata, il primo con la sola presenza ha inventato squadre ed ambienti vincenti, certo Messi ha sublimato e inciso nel Barca migliore di sempre, ma ha toppato anche 4 mondiali pur avendo a disposizione, dal punto di vista qualitativo Nazionali migliori di quelle di Diego.
Ho seguito e ho tifato per Leo dal 2005 da quando si rivelò al Mondo nel sublime Mondiale Under 20 in Olanda, ho subito capito e lo capì pure Diego che dopo Ortega, Riquelme, Saviola D'Alessandro e Tevez stavolta era arrivato qualcosa che potesse, tecnicamente avvicinarsi a lui. Anzi quando era CT si augurava potesse superarlo, un beneficio per tutti gli argentini, diceva con la sua immensa generosità. Il mondiale Sudafricano si rivelò una grande delusione per entrambi. Le strade di D10s e del suo erede da quel giorno si allontanano, Messi farà man bassa di palloni d'oro alcuni meritati altri molto meno, gioca un buon mondiale nel 2014 nei gironi ma poi scompare dai quarti in poi nel 2018 segna un solo gol e va fuori agli ottavi, il mondo continua a parlare di ciò che Maradona dice o di ciò che Maradona fa in tribuna quando vede le sue partite, è ancora lui il protagonista indiscusso di tutti i Mondiali.
"Da quando è scomparso Diego è come se il suo spirito da leader si fosse trasferito in Messi". Così parlò Victor Hugo Morales, si quello del gol del siglo, qualche giorno fa.... fortunatamente, per loro, i sauditi non gli hanno creduto lasciando Leo a testa bassa, un remake degli altri 4 Mondiali. Un fotografo ha racchiuso tutto ciò in uno scatto, c'è Messi in ginocchio sul prato verde sullo sfondo uno striscione in cui è effigiato Pelusa, l'assente più presente che spera forse in un ultimo sussulto di uno dei più grandi talenti mai visti su un campo di calcio, che avuto una sola sfortuna nella vita, quella di nascere dopo il più grande mito che la storia dello sport ha consegnato alla storia dell'umanità.
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