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Beccantini: "Milik ombra di se stesso! Pellegrini non è Insigne. Chiesa? Pane al pane"

Il noto giornalista ed opinionista sportivo ha espresso alcune considerazioni su quanto visto a Danzica domenica scorsa.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

13/10/2020 23:32 - Nazionale
Beccantini: Milik ombra di se stesso! Pellegrini non è Insigne. Chiesa? Pane al pane

Roberto Beccantini, per Eurosport, ha analizzato così quanto successo nei giorni scorsi in Nations League tra Italia e Polonia: "Era il 14 ottobre di due anni fa quando l'Italia di Roberto Mancini, dopo il rullaggio ucraino di Marassi, decollava a Chorzow. Batté la Polonia con uno scarto clamorosamente inferiore ai meriti e cominciò a macinare quel calcio allegro e spensierato che tanto ci ha aiutato a scacciare i fantasmi russi. Non è stato così bello e così pieno, lo 0-0 di Danzica, ma istruttivo e prezioso anch'esso. Conquistato il Roland Garros con Iga Swiatek, i polacchi si sono accucciati attorno a Robert Lewandowski, la carabina più lesta d'Europa. In un caso l'ha anticipato Leonardo Bonucci; nell'altro, Emerson Palmieri. Tutto qui. Non proprio il Buffalo Bill del Bayern. Giocava di rimessa, la Polska: di catenaccio, sul fisico e sui nostri errori".

Beccantini ha poi aggiunto: "La partita l'han fatta gli azzurri, come capita da quando c'è il Mancio. Lorenzo Pellegrini 'adattato' alla Lorenzo Insigne non è che mi abbia entusiasmato. E Federico Chiesa, pane al pane: lanciato ha un senso, sotto porta non ancora, prova ne sia il gol scelleratamente ciccato in avvio. Nella classifica Fifa gli azzurri sono dodicesimi, i polacchi diciannovesimi: il distanziamento sociale che servirebbe in ben altre situazioni. C'erano novemila spettatori, un invito alla speranza (o al rischio, secondo i pessimisti più incalliti). Poco abbiamo subito, un po' più abbiamo creato (non molto, però). Preferito a Ciro Immobile, Andrea Belotti ha lavorato per il coro, incespicando sul più bello. Dei cambi, Moise Kean ha alzato polvere: non sempre da sparo. La Polonia ha chiuso con Arkadiusz Milik, l'ombra di sé stesso. Le difese, agli ordini di Kamil Glik e Bonucci, sono state muri, tanto che non ricordo parate memorabili né di Lukasz Fabianski né di Gigio Donnarumma. È stata una Nazionale più di lotta che di governo".


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