Zoro: "Acerbi non è stato uomo, quelle cose a Juan Jesus le ha dette"
Andrè Zoro ha parlato dell'increscioso caso Acerbi che tiene ancora banco in Italia dopo al sentenza di ieri che ha assolto il calciatore nerazzurro.

Marco André Zoro, ex calciatore, tra le altre, di Salernitana e Messina, ha commentato il caso Acerbi ai microfoni di 1 Station Radio: "Quando è successo l’episodio di Acerbi avevo detto di non voler parlare. Avevo rifiutato tante interviste. Ero convinto che non si sarebbe fatto nulla. Dopo la sentenza di ieri, però, dire qualcosa è davvero importante. Mi dispiace che, ogni volta che succede qualcosa del genere, nessuno prende i provvedimenti giusti. È qualcosa che non dà onore al calcio italiano. Prima erano i tifosi, adesso i giocatori. Dispiace vedere un calciatore di livello dire cose così spiacevoli. Sono episodi che ledono l’immagine del calcio italiano”.
La piaga del razzismo è un problema solo italiano o è diffuso anche in Europa?
“Con tutto il rispetto che ho per un paese spettacolare come l’Italia, con persone di grande cuore, devo dire ci siano persone con una cattiva educazione. Non è una costante, ma ci sono sempre tre o quattro casi ogni anno. È una cosa che dispiace. Se, poi, si rendono protagonisti in negativo addirittura i calciatori…”.
Come si risolve questo problema?
“Credo che tutti insieme possiamo trovare delle soluzioni. Acerbi, per quanto accaduto, non è stato sanzionato, ma la prima soluzione era la squalifica. Prima vanno intraprese queste decisioni, poi si vede il resto. È importante sanzionare con dieci o quindici giornate di squalifica, così come chiudere gli stessi stadi”.
Sono tre i calciatori italiani che hanno subìto dieci giornate di squalifica per insulti razzisti in Italia. Perché Acerbi non è stato sanzionato?
“Nella vita bisogna essere uomini, essere sinceri con sé stessi. I calciatori squalificati credo abbiano ammesso le proprie colpe e, quando ciò avviene, puoi essere perdonato. Acerbi, però, non è stato uomo. Ha detto quelle frasi a Juan Jesus, ma poi ha negato. Non c’è stata una prova concreta per poterlo squalificare, ma avrebbe dovuto essere lui ad ammettere il proprio errore. È stato un bugiardo. Come farà a tornare a casa e dormire con la propria famiglia dopo quanto accaduto e dopo il comportamento che ha avuto? Dovrà farci i conti...”.
Chi segue il calciatore può avergli consigliato di non ammettere pubblicamente l’errore?
“Acerbi deve ascoltare la propria coscienza piuttosto che le altre persone. È inutile indicare un proprio compagno per discolparsi o giustificarsi. È necessario prendere provvedimenti seri affinché si eviti che questa problematica diventi ancor più grande. Io giocavo al Messina e c’erano giocatori che ci dicevano ‘sei un terrone di me**a!’. Anche questo è razzismo, e nello sport non c’è spazio per il razzismo”.
Cosa le disse Adriano quando venne sospesa la partita contro i nerazzurri a causa degli insulti razzisti nei suoi confronti?
“Venne a parlare con me e mi disse ‘fratello io sono con te, mi dispiace per quello che stanno dicendo i miei tifosi. Lascia stare, lascia perdere’. Ho cercato di parlare con la Fifa affinché venisse creato un organo che si occupi specificamente del razzismo, così come avviene per il Fair Play. Nel calcio si parla della comunità LGBTQ, ma è importante parlare con fermezza anche del razzismo”.
Il Napoli si è dissociato dalla campagna della Federazione contro il razzismo perché non crede che la stessa Federazione si sia impegnata nel concreto in questa battaglia. E’ d’accordo con la decisione del club azzurro?
“Sono d’accordissimo. È un problema che va affrontato con serietà e concretezza. Domani verrà scritto su una bandiera, ma poi verrà dimenticato e ci sarà un altro episodio il giorno dopo. C’è bisogno di fermezza”.
Tra le tante telecamere, e i ventidue giocatori in campo, nessuno pare aver sentito nulla. L’omertà è grave quanto il razzismo stesso?
“Sono d’accordo. Ci sono stati calciatori che hanno difeso il proprio compagno, ma è grave. Bisogna tirare l’orecchio ad un compagno come Acerbi. Pensate che il padre di Marcus Thuram ha una fondazione che si occupa di razzismo… Non schierarsi a priori dalla parte del proprio compagno, significherebbe essere dalla parte del padre che lotta contro il razzismo”.
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