Zaccone: "Il Napoli intervenga, qualcuno parli: si rischia di fare altri danni. E ci perdono i tifosi"


Redazione
Interviste
10 NOV 2019 ORE 15:31

Il giornalista e scrittore ha fatto il punto sul delicato momento che sta vivendo non solo la squadra di Ancelotti, ma tutto il Napoli, tifosi compresi.

Maurizio Zaccone, giornalista, attraverso i suoi canali social, ha commentato il momento del Napoli dopo il pareggio contro il Genoa. Queste le sue parole: "Attendevamo una risposta dal campo che non è arrivata, oltre rigori negati e quant’altro. Oltre gli abbracci di inizio partita. La squadra è spaesata e nessuno se ne prende ufficialmente la responsabilità. Nessuno spiega. Un gioco del silenzio altamente irrispettoso, concedetemelo. I tifosi vengono bacchettati puntualmente per ogni cosa, richiamati periodicamente alle loro responsabilità. Ora la società ha il dovere di adempiere alle sue; di spiegare. Qualcuno parli. Qualcuno ci dica se ha capito cosa è successo, se esistono responsabilità specifiche e vie d’uscita. Non possono i tifosi aiutare il club se non sanno cosa sta accadendo. Come si è passati dal più bel gioco d’europa al soporifero e incerto gioco di oggi. Questa società che ha scelto di non strutturarsi dirigenzialmente come una qualsiasi impresa di pari valore, si prenda la responsabilità ora di parlare".

Poi ha aggiunto: "Il silenzio stampa procura solo danni; lascia la stampa libera di elaborare le più improbabili congetture e mette i tifosi allo sbando, senza bussola. E nel frattempo gli arbitri fanno il cacchio che vogliono. Servono scelte, anche dolorose. Serve ripartire; conoscendo la direzione però. Conoscendo il problema. “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca. È forse questo il problema? Nemmeno la società ci ha capito nulla? Difficile. Sono passati alcuni giorni e di quell’ammutinamento non si è capito ancora niente, ma voci insistenti raccontano che non ci siano episodi eclatanti alle spalle; nessun fatto scandaloso. Pertanto nessuno ha giustificazioni. Non ne hanno i giocatori, responsabili di una scelta che, non essendo motivata adeguatamente, appare irrispettosa (nei confronti della società e dei tifosi) e inspiegabile. Non ne ha più l’allenatore, unico responsabile dell’involuzione tecnico-tattica. Non ne ha la società, muta e silenziosa, che forse se fosse stata dotata di figure dirigenziali di profilo, non avrebbe permesso si arrivasse a questo. Ed a perderci sono tutti: ci perdono i calciatori, umanamente ed economicamente, perché le carriere si possono compromettere facilmente in queste situazioni. Ci perde ovviamente l’allenatore, che porta in palmares non titoli ma primati negativi. E ci perde pesantemente il club, che potrebbe dover far fronte a cessioni obbligate a minor prezzo, svalutazione dei cartellini pesantissima e oneroso tentativo di ricostruzione. Perché il club Napoli è solo cartellini dei giocatori; non ha più nulla, lo sappiamo. E poi, scusateci, ci perdono i tifosi. Non ritenuti degni nemmeno di un tweet. È quindi nell’interesse di tutti ripartire; seppellire ciò che si è sbagliato e rialzare la testa. È l’interesse comune di chiunque voglia bene al Napoli, ed i primi sono i tifosi. Permetteteci di aiutarvi. Qualcuno parli".

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