Zaccone: "Allegri, Italiano o Mancini? Il mio preferito. Sogno Nico Paz a Napoli"

Maurizio Zaccone, giornalista, scrittore e volto televisivo, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad AreaNapoli.it per fare il punto sul momento del club partenopeo.
Maurizio Zaccone, giornalista e scrittore, ha analizzato il delicato momento del Napoli che è alle prese con l'addio di Antonio Conte e dunque con la necessità di trovare un suo erede in grado di tenere alta l'asticella nell'anno del centenario del club partenopeo.
Zaccone: "Brutta conferenza di Conte"
Queste le sue parole ai microfoni di AreaNapoli.it: "Se mi è piaciuta la conferenza di addio di Conte? No, sinceramente non mi è piaciuta. Mi è sembrata una conferenza riuscita male. Improvvisata. Conte ha fatto una scelta legittima, perché nel calcio ognuno ha il diritto di chiudere un ciclo quando sente che non ci sono più le condizioni per andare avanti. Però la motivazione addotta mi è sembrata un po’ pretestuosa e, paradossalmente, nemmeno necessaria. Conte poteva limitarsi a dire che aveva dato tutto, che il percorso era finito, che dopo due anni intensi sentiva il bisogno di fermarsi o cambiare. Sarebbe stato più lineare, più pulito. Invece certe spiegazioni hanno finito per sporcare un addio che poteva essere raccontato con maggiore semplicità. Resta il lavoro fatto, resta il risultato, resta il peso che ha avuto nel rimettere il Napoli in piedi. Però l’uscita, per me, non è stata all’altezza del percorso".
De Laurentiis chi sceglierà tra Allegri, Italiano o Mancini? Questione di filosofia...
"Io penso Italiano, anzi direi che me lo auguro. Italiano rappresenta una filosofia diversa: lavoro quotidiano, intensità, costruzione, calcio riconoscibile. Dopo Conte, il Napoli non può limitarsi a cercare “un altro Conte”, perché quel tipo di allenatore non lo replichi per imitazione. Deve scegliere che cosa vuole essere. E secondo me De Laurentiis, se vuole aprire davvero un nuovo ciclo, può essere tentato da un allenatore che dia identità, gioco e sviluppo. Italiano non è una scelta priva di rischi, ma è forse quella più adatta a un Napoli che deve tornare competitivo senza vivere soltanto sulla scia emotiva di quello che è appena finito.
De Bruyne uomo immagine del centenario del Napoli?
"Mi piacerebbe molto. De Bruyne è uno di quei nomi che spostano immediatamente la percezione di un progetto. Sarebbe un messaggio: il Napoli entra nel suo centenario non per fare passerella, ma per restare dentro una dimensione internazionale. Poi naturalmente bisogna capire le condizioni, le motivazioni, la tenuta fisica, la fame. Perché i grandi nomi, da soli, non bastano mai. Però se De Bruyne è davvero convinto, allora sono convinto anche io. Perché parliamo di un giocatore che ha classe, intelligenza, personalità, visione. Uno capace di diventare non soltanto uomo immagine, ma anche simbolo di una stagione speciale. Il centenario del Napoli non può essere trattato come una semplice ricorrenza grafica o commerciale. Deve avere dentro una squadra forte, riconoscibile, ambiziosa".
Inchiesta arbitri come finirà?
"Ho la sensazione che non si scoprirà nessun vaso di Pandora. O almeno non mi aspetto terremoti clamorosi. Nel calcio italiano ciclicamente emergono sospetti, tensioni, intercettazioni, ombre, ma spesso poi tutto finisce in una zona grigia: qualche frase imbarazzante, qualche comportamento discutibile, forse qualche responsabilità individuale, ma difficilmente una rivoluzione vera del sistema. Questo non significa che il tema non sia serio. Anzi. Il problema arbitrale non riguarda solo il singolo errore, ma la fiducia complessiva nel sistema. Quando i tifosi non credono più alla trasparenza delle decisioni, il campionato perde credibilità. Però, realisticamente, credo che si arriverà a qualche aggiustamento, forse qualche nome sacrificato, molte spiegazioni tecniche e poche verità definitive. Mi piacerebbe sbagliarmi, perché il calcio italiano avrebbe bisogno di chiarezza vera. Ma la mia sensazione è che anche stavolta il sistema tenderà più a proteggersi che a scoprirsi".
Che Napoli sogni o comunque ti aspetti realisticamente l’anno prossimo? Fammi un nome che sogni in squadra
"Io sogno un Napoli competitivo, ma anche particolarmente nuovo. Vorrei un Napoli capace di aprire un ciclo diverso, con energie fresche, talento, fame, giocatori che abbiano ancora qualcosa da conquistare e non soltanto qualcosa da amministrare. Il nome che faccio è Nico Paz. È uno di quei profili che possono accendere una squadra e anche raccontare un’idea di futuro. Poi è chiaro che il Napoli dovrà essere forte in tutti i reparti. Serviranno equilibrio, fisicità, alternative, profondità. Ma se devo scegliere un nome simbolico, dico Nico Paz: giovane, elegante, europeo, con quella qualità che al Maradona può diventare subito emozione".






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