Weah scosso per Vialli: "Un fratello. Incontrai amici di Eros Ramazzotti, mi dissero..."

"È una notizia tremenda, davvero. Gianluca con me era stato un fratello", le parole di George Weah che giocò nel Chelsea di Vialli.
George Weah, presidente della Liberia in passato giocatore del Chelsea, da gennaio a maggio 2000, 15 partite e 5 gol, ma soprattutto la vittoria nella prestigiosa FA Cup, con l'attaccante in campo al fianco di Gianfranco Zola (1-0 all’Aston Villa, gol di Di Matteo; nei Blues anche Deschamps e Desailly), ha parlato della morte di Gianluca Vialli, suo ex allenatore, ai microfoni di Gianni Visnadi di Calciomercato.com. Queste le sue parole: "Ho saputo di Vialli. Sono triste, molto triste - la voce è scossa - Che brutta giornata, sono appena stato al funerale di un amico e adesso ho saputo questa cosa. Al Mondiale avevo incontrato degli amici di Eros Ramazzotti, mi avevano raccontato che c’era stata una ricaduta, che stava per morire. È una notizia tremenda, davvero. Vialli con me era stato un fratello, mi aveva voluto in un momento particolare. Voglio fare attraverso il tuo sito le condoglianze alla famiglia e a tutto il calcio italiano".
Poi ha ricordato la sua storia al Chelsea ai tempi di Vialli: "Non è stato semplice lasciare il Milan, io ero milanista, avrei chiuso volentieri a Milano, una città che adoro. Zaccheroni però non mi voleva più, io avevo ancora molto da dare. Mister Vialli l’ha saputo e mi ha chiesto di andare con loro. Ci siamo messi d'accordo in 10 minuti, 2 telefonate. Sapevo che erano pochi mesi, ma l’ho fatto col cuore. Non era ancora il Chelsea di Abramovich, ma era già una grande squadra, e infatti abbiamo vinto".
Sul Vialli allenatore: "Aveva idee chiare, era stato un grande giocatore, rispettava i giocatori, tutti. Il suo calcio mi piaceva: 4-4-2, all’epoca in molti giocavano così, per me era l’ideale. Credo che avrebbe potuto continuare, non so perché abbia smesso. Poi un giorno ci siamo incontrati e gliel’ho chiesto: perché hai smesso? E lui ha sorriso, ma non mi ha risposto. Il debutto forse è stato persino migliore. Parto da Milano il martedì mattino, il mercoledì sera giochiamo a Stamford Bridge contro il Tottenham. Vialli al mattino mi dice: ti porto in panchina, te la senti? Ricordo tutto come se fosse adesso. Poi, a mezzora dalla fine, mi chiede: te la senti di entrare? E io, come no! Entro, faccio gol e vinciamo la partita: Luca era felice almeno quanto me. Piango, è morto un grande uomo, sono triste. Gli ho voluto bene".








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