Ventura: "Napoli, attenzione a Conti e Cossu"

Giampiero Ventura, ex allenatore di Cagliari e Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Amore… Azzurro, programma sportivo in onda ogni mercoledì e sabato su Radio Amore.
Giampiero Ventura, ex allenatore di Cagliari e Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di “Amore… Azzurro”, programma sportivo in onda ogni mercoledì e sabato su Radio Amore. Ecco alcuni passaggi dell’intervista:
Gli impegni delle due milanesi?
"Il Milan, senza Ibra, non avrà vita facile a Palermo. Credo che i rossoneri si giocheranno il titolo nelle prossime tre giornate in cui avranno partite impegnative e saranno privi del fuoriclasse svedese. L’Inter, invece, sulla carta domani ha un impegno più agevole. Tuttavia, guai a sottovalutare gli avversari. Oltretutto, i nerazzurri non so se avranno smaltito del tutto le fatiche di coppa, dopo l’impresa in Germania".
Napoli-Cagliari?
"Battere i sardi per sognare lo scudetto è legittimo. Gli azzurri, però, devono continuare nel processo di crescita fatto notare nelle ultime stagioni. Attenzione a Cossu e Conti, perché quando questi due calciatori sono in forma, il Cagliari diventa una squadra ostica da affrontare. Il Napoli deve continuare a fare la politica che ha attuato in questi anni. Devo fare i complimenti a questa società che, con un’ottima programmazione, sta ottenendo risultati importanti migliorando anno dopo anno".
Nel calcio moderno, i calciatori si allenano poco e male?
"Nel calcio è vero tutto ed il contrario di tutto. Personalmente, resto dell’idea che un allenatore debba trovare la chiave di accesso di ogni suo giocatore. Se un calciatore esegue e basta, a mio avviso, si va poco lontano. Se, invece, un calciatore capisce, elabora ed incamera i dettami del suo tecnico allora cresce sia il singolo che l’intero gruppo. Bonucci, ad esempio, era reduce da due retrocessioni in C ed era ad un bivio della sua carriera, nonostante la sua giovane età. L’attuale difensore della Juve doveva decidere se diventare un professionista esemplare o un ragazzo spensierato. Nel giro di dodici mesi, è arrivato in Nazionale ed è stato acquistato dal club bianconero. Tuttavia, in questo mondo non esiste una regola fissa, perché un allenatore può avere anche molte idee, ma se dall’altra parte non ci sono giocatori disposti a metterle in pratica, diventa difficile ottenere dei risultati importanti…"
Udinese spumeggiante?
"Sanchez e Di Natale sono calciatori tecnicamente straordinari. Guidolin, probabilmente, in passato non ha mai praticato un calcio spettacolare, ma ha sempre ottenuto risultati importanti ovunque abbia allenato e le sue squadre hanno sempre mostrato una grande organizzazione. Si possono ottenere risultati devastanti, se alle qualità dei singoli si associa una buona organizzazione di gioco. Ragion per cui, i risultati dell’Udinese non mi sorprendono più di tanto".
Il Bari?
"Il mio rapporto con il club pugliese è straordinario. Purtroppo, questa è stata un’annata drammatica. Alla settima giornata, eravamo terzi in classifica e tutta l’Italia parlava di noi. Dopo appena tre giornate, non avevamo più una squadra perché abbiamo perso 7-8 giocatori per tre o quattro mesi ed il nostro campionato è finito con largo anticipo. Credo sia stata un’esperienza più unica che rara, perché neanche l’Inter avrebbe potuto affrontare una stagione con tanti infortunati. Sono andato via da Bari, solo per responsabilizzare i ragazzi e per permettere alla società di programmare, con congruo anticipo, la prossima stagione".
Cosa faccio ora la domenica?
"Un allenatore vive di calcio. Fortunatamente, ho quasi sempre lavorato e, quindi, non ho mai avuto molto tempo per documentarmi. Negli ultimi tempi sto girando come una trottola, in Italia ed all’estero, per osservare diversi giocatori che potrebbero risultare utili al mio futuro club".







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