Velasco: "Maradona amato a Napoli e in Argentina, non so nel resto del mondo"
Il commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo, Julio Velasco, ha parlato anche di Diego Armando Maradona nella sua intervista al quotidiano Lbero.

Julio Velasco, commissario tecnico della nazionale femminile di pallavolo, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista al quotidiano Libero: "Come nacquero quegli “occhi della tigre” che si inventai 40 anni fa per caricare i suoi giocatori? Dal film Rocky. Fu un modo per sottolineare l’aggressività che si deve avere in campo. Oggi basta, non uso più quello stereotipo. Soprattutto con le azzurre".
Quanta italianità c’è in lei? "Premessa: mio padre era peruviano, mia mamma italo-argentina ma con sangue inglese. Le rispondo così: l’argentino è un italiano che parla spagnolo, pensa in francese e vorrebbe essere inglese. Se mi sento più italiano o argentino? Gli argentini e gli americani in genere sono sognatori come i giovani, gli europei hanno la saggezza ma anche il pessimismo degli anziani".
Lei è diventato Velasco a Modena: quattro scudetti di fila. Cosa accadde? "Avevo grandi giocatori. E la stessa filosofia oggi: se si vuol continuare a vincere ci si deve comportare come se avessimo perso, dicevo".
Perché in Italia non c’è la cultura della sconfitta? "Non l’ho mai capito. Atlanta ’96 è stata vista come una sconfitta. Invece era un argento che aveva valore".
Maradona o Messi, così uguali e così diversi? "Era difficile essere Maradona, uomo con difetti e quindi simile a molta gente comune. Mi sono sempre sentito molto vicino a lui".
L'Argentina lo amava? "Tuttora lo adora. Come Napoli. Il resto del mondo non lo so mica".
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