Vardy: "Calcio italiano lento. Corri, corri in allenamento e poi in partita non ne hai più"

Jamie Vardy ha usato parole molto dure nei confronti della Serie A, l'attaccante inglese è reduce dalla stagione con la maglia della Cremonese.
Jamie Vardy, attaccante inglese, che nella stagione appena conclusa ha indossato la maglia della Cremonese (retrocessa in Serie B), ha deciso di raccontare la sua esperienza italiana in un nuovo podcast dal titolo decisamente british: “Jamie Vardy’s Having A Party”.
Jamie Vardy critica il calcio italiano
Nel primo episodio non mancano riflessioni sincere e piuttosto critiche sul calcio italiano, confrontato con quello inglese che Vardy conosce alla perfezione dopo una carriera quasi interamente spesa con il Leicester. "Il calcio italiano è più lento e difensivo". Vardy non usa giri di parole: "Com’è il calcio italiano rispetto a quello inglese? È molto più lento, più difensivo. L’allenamento è continuo: corri, corri, corri. Poi vai in partita e, letteralmente, non hai più niente da dare. Non è bello quando hai 38, 39 anni, vero? Ma non solo per me. Qui funziona così".
L’ex bomber delle Foxes sottolinea anche un’altra grande differenza culturale: "E il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto, è pazzesco". Un sistema in cui il DS interviene pesantemente sulle scelte tecniche e sulla gestione quotidiana della squadra, aspetto che per Vardy rappresenta una novità assoluta rispetto al modello inglese.
L’episodio del giorno libero contro il Bologna
Uno degli aneddoti più interessanti riguarda la preparazione della partita contro il Bologna. Vardy ha spiegato: "In vista della partita contro il Bologna abbiamo fatto quello che facciamo di solito in Inghilterra. Quindi abbiamo avuto un giorno libero dopo la partita. Tutti sono entrati in campo freschissimi, e abbiamo vinto per 3-1. Tutti erano euforici. Quindi nella mia testa pensavo: ‘Bene, continueremo così’. E invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perché ‘questa partita è davvero importante’. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c’è differenza, almeno questa è la mia mentalità".






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