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Vanzina: "Non dimenticherò il gesto di Falcao, salvò la vita di mio figlio. Un tifoso del Verona..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Vanzina: Non dimenticherò il gesto di Falcao, salvò la vita di mio figlio. Un tifoso del Verona...

Enrico Vanzina, autore e regista, figlio del leggendario Steno, ha rilasciato alcune dichiarazioni a New Sound Level nel corso de "il Diabolico e il Divino".


Enrico Vanzina, regista e autore cinematografico, è stato intervistato ai microfoni de “il Diabolico e il Divino”, trasmissione condotta da Giuseppe Falcao, Simone LP e Gabriele Ziantoni in onda su New Sound Level 90FM. Ecco di seguito le sue dichiarazioni: "Il voto a Falcao è sempre 10 in pagella, non può cambiare mai. Ho un aneddoto su di lui molto toccante che non ho mai raccontato. Mio figlio negli anni ‘80 era in Brasile ed ebbe un gravissimo incidente in macchina e fu ricoverato in una clinica di Porto Alegre. Chiamarono me e mia moglie dicendo che nostro figlio era in coma e feci questo viaggio che ero sconvolto. Arrivammo a Porto Alegre e mio figlio era ancora in coma. Mia moglie si trattenne mentre io fui costretto a tornare in Italia per lavoro. Mia moglie mi disse che un giorno Falcao lo andò a trovare e ho sempre creduto che questa visita abbia fatto aumentare l’attenzione su di lui che alla fine si è salvato. Questa cosa personale vale molto di più del voto che gli ho sempre dato in campo".


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"La caratteristica della Roma negli anni '80? La squadra acquisì molta più forza mediatica sia nel cinema che nella televisione grazie all’azione tenace del presidente Viola, un uomo accorto che poteva contare su una forza economica minore rispetto alle squadre del Nord. La Roma in quegli anni giocava in modo spettacolare - ricorda Vanzina - c’era qualcosa di magico in campo, si percepiva il fatto che la Roma giocasse meglio delle altre squadre. Quella Roma lì aveva un’anima particolare e metteva sull’attenti anche i tifosi delle altre squadre. 


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"Il calcio di oggi si è globalizzato come tutte le cose - aggiunge - prima c’erano le botteghe e ora compriamo le cose al computer. È tutto più freddo e il calcio non è da meno, è diventato una macchina da soldi dove non si conoscono i proprietari delle squadre e non esiste più il senso di appartenenza. Abbiamo delle squadre in cui i giocatori del luogo sono pochissimi, anche noi alla Roma li abbiamo persi quasi tutti. Il pubblico quindi non ha più quella scintilla di appartenenza data da quei simboli. In più il calcio spalmato su tutti i giorni della settimana è confusionario e le partite si assomigliano tutte e poi il Covid ha reso lo sport televisivo ed è venuto a mancare il cuore.

Infine ha raccontato un aneddoto: "L’anno prima avevo cominciato ad andare a Controcampo e siccome la Roma non andava bene erano tutti miei amici, mi abbracciavano e stavo simpatico a tutti. L’anno dopo, come la Roma alzò la testa, non gli stavo più simpatico. Mi ricordo che andai a vedere la partita a Verona con il biglietto comprato dal presidente e mi diedero un biglietto strano; entrato allo stadio mi ritrovai in mezzo a tutti i tifosi del Verona. A un certo punto il più cattivo di tutti mi si avvicinò con sguardo torvo e mi disse: “sei il più coraggioso di tutti a venire qui da solo”. Questo fatto di non stare simpatici ce l’abbiamo ancora, ma anche a noi gli altri non stanno simpatici". 


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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