Van Basten: "Ancelotti e Sarri il top, ma senza fuoriclasse sono disarmati. Italia? Che pena..."

L'ex bomber del Milan di Arrigo Sacchi ha parlato alla Gazzetta dello Sport, tanti i temi trattati dal tecnico olandese.
Marco van Basten, responsabile dello Sviluppo Tecnico della Fifa, e dirigente del nuovo corso accanto all’ex compagno milanista Zvonimir Boban, ha parlato a La Gazzetta dello Sport. Ecco alcuni passaggi della sua intervista.
Ha visto il playoff con la Svezia?
«Sì, che pena, non conosco Ventura e quindi non posso giudicare. Però in campo c’erano davvero poche idee».
Niente top player in un’epoca in cui i nostri allenatori, da Ancelotti ad Allegri, da Sarri a Ranieri, sono apprezzati nel mondo?
«Sì, sono top, ma anche loro hanno bisogno di giocatori sennò il lavoro serve a poco. Senza fuoriclasse un tecnico è disarmato».
L’unica che si fa strada regolarmente negli ultimi anni è la Juve.
«Questa Juve è il mio Milan: organizzata, forte e in continua crescita, investe e resta ad alto livello. Però c’è una differenza non da poco: il Milan dominava l’Europa e il mondo e quel ruolo è del Real. La Juve fa parte dell’élite, ma vince solo in Italia».
Molto italiana è la nuova Fifa, compresi lei e Boban…
«Io e Zvone parliamo di calcio, non di Milan. Oggi nella Fifa c’è un’anima calcistica, c’è un presidente onesto che viaggia, non si ferma un attimo, e che fa tutto per il calcio. Non avete idea di quanto possa essere un lavoro complicato, di come l’immagine Fifa fosse rovinata e di come la stiamo recuperando».
Lei ha vissuto la rivoluzione di Sacchi, anche se non sempre è stato d’accordo con lui.
«Dopo Sacchi c’è stato Guardiola, il Barcellona degli ultimi dieci anni è una delle squadre più forti di sempre. Ma sta cambiando, rispetto ai primi tempi fa meno pressing alto. Perché le squadre temono di essere prese in ripartenza e quindi non lo praticano più come facevamo noi con Sacchi o il Barça con Pep e Rijkaard».
Le nuove tendenze?
«Studiamo le statistiche. E se le cifre sono univoche allora parliamo di tendenze. Comunque da trent’anni il calcio si difende sempre più, si gioca davanti all’area, spazi stretti, tempi ridotti, molto pallamano».







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