Ulivieri: "Ho rischiato di morire. Quando litigai con Baggio, mia madre mi disse..."
L'ex allenatore anche del Napoli, Renzo Ulivieri, ha rilasciato delle dichiarazioni alla edizione odierna del Corriere della Sera.

Renzo Ulivieri ha 83 anni ed è stato allenatore, dirigente e politico. L'ex mister anche del Napoli ha rilasciato alcune dichiarazioni alla edizione odierna del Corriere della Sera: "Avevo poco più di tre anni e sono sopravvissuto alla strage del Duomo di San Miniato, quella che ha dato origine al film "La notte di San Lorenzo" dei fratelli Taviani, miei concittadini".
"Insieme a me è sopravvissuto un altro Renzo, Fermalvento, poi diventato parrucchiere del Paese. Con lui siamo diventati amici e ogni lunedì, quando tornavo a casa, apriva bottega per sistemarmi i capelli. Si parlava di chi se n’era andato e lui diceva: muoiono sempre i soliti, io, tu e Berlusconi siamo immortali. Invece ora sono rimasto solo e me la sono vista anche brutta. Quattro mesi in ospedale e due a casa, tre operazioni per un problema grave all’intestino, per fortuna adesso risolto. Mi sono dovuto confrontare con la morte, che mi ha marcato stretto, come un difensore arcigno. Ho perso 14 kg e ho temuto di non farcela. La mia fortuna è stata che mi sono sentito male a Roma, allo stadio Olimpico, durante una partita della Nazionale e mi hanno ricoverato al Santo Spirito dove sono stati bravissimi", le parole di Ulivieri.
Questa esperienza dura l’ha cambiata? Ha trovato la fede? "Non ho trovato nulla. Però ho fatto molte riflessioni, ho sposato la mia compagna Manuela, mamma della terza figlia, Valentina e ho anche tracciato un bilancio della mia vita. Che è stata bella: non mi sono arricchito, ma ho guadagnato bene e ho fatto quello che mi piaceva fare".
Ha smesso presto di giocare e ha girato sulle panchine di ogni categoria con 5 promozioni. "Ho allenato uomini, donne, la Nazionale dei carabinieri e quella dei religiosi. E non ho finito qui: sto lavorando a un progetto innovativo che mi piace, il calcio camminato. Si gioca sei contro sei in un campo da calcetto, senza contrasti, senza correre, senza alzare il pallone da terra. È lo sport ideale per noi anziani, fa bene alla salute, fisica e mentale. Ma può essere utile anche per quei genitori che accompagnano i figli a calcio e poi in tribuna non trovano di meglio che litigare. Non siamo soli noi dell’Asso allenatori: l’Uefa ha un progetto importante. Io mi sto allenando a Montaione e Spalletti ci ha regalato i palloni".
Torniamo alla fede. "Un discorso complesso. Chi ce l’ha è fortunato, aiuta a vivere. Quando andrò nell’altro mondo mi presenterò con una domanda: perché questo dono non mi è toccato? Mia mamma Gina, nata a San Miniato Alto, la zona borghese, era democristiana e cattolica praticante, ogni domenica andava a Messa. Invece mio padre Ivo, comunista di San Miniato Basso, la zona proletaria, andava alla cellula del partito. Ma le racconto un aneddoto. Quando la mamma è invecchiata e non ce la faceva a muoversi, seguiva la Messa alla televisione, da sola. Un bel giorno mio padre, che aveva sempre scosso la testa davanti a quella scena, ormai malato, si è seduto accanto a lei. Mamma sogghignando mi ha sussurrato: vedi Renzo il tu’ babbo ha paura di morire...".
A Bologna ha litigato con Baggio. "Le rispondo con i numeri: più presenze, più gol e il ritorno in Nazionale. È quanto accaduto con me a Roberto. Qualcuno dimentica che, nel 2010, l’ho proposto a Giancarlo Abete per farne presidente del Settore tecnico. Certo, quelle polemiche non me le posso dimenticare...".
Erano tutti dalla parte del giocatore... "A quei tempi ero separato dalla mia prima moglie, Marisa, e il lunedì, quando tornavo a casa, dormivo dalla mamma a San Miniato. La sera di Bologna-Juve l’ho trovata sulla porta e mi ha sgridato: ma che hai fatto a Baggio?".
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