"Trapattoni batteva i pugni e sbraitava, non si capiva nulla. Platini ripeteva testuali parole". Il retroscena
In un'intervista su La Gazzetta dello Sport l'ex calciatore Beniamino Vignola ha raccontato alcuni retroscena sulla sua carriera.

Intervenuto ai microfoni de Le Gazzetta dello Sport, Beniamino Vignola ha rivelato un episodio accaduto ai tempi dell'Avellino: "Un giorno vado in sede e busso all’ufficio di Antonio Sibilia, il presidente padre-padrone, un signore possente, di taglia antica".
"Gli chiedo un ritocco all’ingaggio, insomma sono lì per discutere di una questione economica e lui, appena apro bocca, parte con un ceffone. Aveva mani gigantesche. Comunque lo schivo e mi prende solo di striscio. Quella volta minacciai di andarmene via da Avellino. Poi per fortuna sono rimasto tre anni e sono diventato il suo pupillo. Ogni campionato lottavamo con i denti per la salvezza, si sputava sangue: sono stati anni di formazione fondamentale per la mia carriera" ha aggiunto l'ex centrocampista.
Poi su Trapattoni: "Unico nel gestire lo spogliatoio. Discuteva spesso con Boniek. Zibì si lamentava perché nei finali di partita, quando eravamo in vantaggio, lo sostituiva e inseriva un difensore. Il Trap il martedì partiva con uno di quei discorsi suoi, sbraitava, batteva i pugni, non si capiva niente di quello che diceva, intuivamo solo che era molto arrabbiato".
Chiusura di Vignola: "Facile: Maradona. Veniva da un’altra galassia. Il primo tra gli umani era Platini, faceva cose con una naturalezza mostruosa. La domenica arrivava allo stadio con le scarpe nuove, ancora dentro la confezione. Noi gli dicevamo: Michel, ma non le provi prima, non le bagni, non gli dai la forma? E lui con quel sorriso ironico: non sono importanti le scarpe, ma il piede che c’è dentro. Aveva ragione lui, certo. Ma voglio ricordare un altro compagno di cui si parla poco, Gaetano Scirea: credetemi, era un campione assoluto, un fuoriclasse, modernissimo nell’interpretazione del ruolo di libero".
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