Totti: "Costretto a lasciare la Roma. Calcio a Balotelli e sputo a Poulsen, mi pento"

L'ex calciatore Francesco Totti si toglie qualche sassolino dalle scarpe parlando del suo addio alla Roma ai taccuini del Corriere della Sera.
Francesco Totti è per tutti "Er Pupone". Dalla polisportiva Fortitudo alla Lodigiani, passando per Trastevere, nel 1989 è approdato giovanissimo alla Roma e lì vi è restato fino al 2019 (nel 2017 ha smesso di giocare, poi è diventato dirigente, n.d.r.). Lasciare per sempre la squadra del cuore e la società alla quale ha dato tanto, dentro come fuori dal campo, ha rappresentato per lui un gran dolore, acuito ancor più dalle modalità di quell'addio. Di questo ed altro, l'indimenticato ex numero 10 della formazione giallorossa ha parlato nel corso di un'intervista concessa ai taccuini del Corriere della Sera. Dalle anticipazioni diffuse dal noto quotidiano, si capisce subito che l'ex calciatore non ha digerito quando accaduto con la dirigenza capitolina.
"Sapevo - ha ammesso - che prima o poi avrei dovuto smettere. Bisogna essere realisti. A 40 anni è pure difficile arrivare e continuare a giocare al livello giusto. Però nel mio caso sono stato costretto. Una soluzione si poteva trovare, insieme. Avrei però voluto smettere in un altro momento. Avrei voluto essere io a prendere la decisione. Trigoria è quasi la mia prima casa. L’arrivo dei social ha fatto sbarellare e rendere più individualisti i giocatori, ma il problema è più di fondo: stanno sparendo i campioni. Ci sono meno campioni e più giocatori costruiti. Cosa mi rimprovero? Il calcio a Balotelli e lo sputo a Poulsen. Sono state le cose più brutte che potessi fare, cose non da me. Tuttora non riesco a capire come possa aver compiuto gesti simili".








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