TonyPitony: "La squadra per la quale ho tifato fino a 20 anni, tutto tranne la Juventus"

TonyPitony, cantante satirico che ha partecipato al Festival di Sanremo 2026 nella serata delle cover, nel corso di un intervento al podcast "Jeantoneria", ha parlato del suo rapporto con il calcio.
Dal palco dell'Teatro Ariston alla leggerezza di un podcast, il passo può sembrare breve. Ma nel caso di "TonyPitony", siracusano classe 1996 esploso nell'ultimo anno - con la sua musica leggera e ironica - fino alla ribalta del Festival di Sanremo 2026 in coppia con "Ditonellapiaga" - nella serata delle cover che, tra l'altro, hanno anche vinto - ogni apparizione contribuisce a definirne il profilo pubblico: ironico, disincantato, lontano dalle etichette troppo strette.
Ospite del podcast "Jeantoneria", il cantante ha parlato anche di calcio, ma lo ha fatto con una sincerità che spiazza, soprattutto in un Paese dove dichiarare la propria fede sportiva è quasi un atto identitario: "Sono stato tifoso di calcio fino ad un certo punto, fino ai miei 20 anni circa. Ho tifato Fulham, perché ho vissuto a Londra. Un mio amico mi portò a vedere Fulham-Bristol al Craven Cottage (lo stadio del Fulham; ndr), che è una vera bomboniera. Tutti bevevano come dei pazzi, c'era un delirio ed è stato proprio bello vivere il calcio in quel modo, stare lì, stare bene insieme al di là della partita. Mi divertii tantissimo, poi però ho abbandonato questa passione. Sono tre anni che ormai non seguo niente e non ho idea".
Ha, poi, evidenziato: "Fingo antipatia per la Juventus, per sentito dire... Quando mi chiedono che squadra tifi, rispondo 'tutto tranne la Juve' perché abbraccia il 70% del nostro Paese, ma lo dico solo per dire...".
Parole che raccontano un rapporto con il calcio più emotivo che ideologico. Colpisce soprattutto l'assenza di fanatismo. In fondo, il suo racconto restituisce un'immagine del calcio meno ossessiva e più conviviale: uno spazio di condivisione che può accendersi e spegnersi senza drammi. Forse è proprio questo il punto. Non tutti devono vivere il pallone come una religione. C'è chi lo attraversa per un tratto di strada, ne conserva un ricordo felice - una "bomboniera" londinese, una serata tra amici - e poi va oltre.






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