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Suma: "I Donnarumma sono belle persone: vi dico che non ci sono serpenti sotto le foglie"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Suma: I Donnarumma sono belle persone: vi dico che non ci sono serpenti sotto le foglie

"E' stato il vero segnale, il primo passo, come lo spareggio Uefa dell'86 a Torino. Il resto, tutto il resto, verrà. Lavorando così, senza nemici e senza veleni, non potrà che arrivare".


Mauro Suma, giornalista vicino alle vicende di casa Milan, ha parlato della questione Donnarumma, nel suo editoriale su tuttomercatoweb.com: "Ci sono in giro due tentativi di contaminare il momento magico del Milan. Che non è il sesto posto, ma è il mercato di svolta fatto con intensità e coraggio, il buon senso che si legge in tante scelte e in tanti atteggiamenti, l'eccezionale stato di forma dei tifosi. Che non si sono fatti ipnotizzare dalle sconfitte contro Empoli e Roma e sono tornati allo stadio, Belli come il sole (striscione storico, cit.) anche contro il Bologna, che hanno saputo discutere con amore e maturità nel corso della settimana non soltanto e banalmente delle date di Maggio delle vittorie storiche ma anche delle date di grande crescita e di grande dolore sportivo come Istanbul 2005 senza tabù e senza fare i pesci in barile, che scatteranno ai blocchi di partenza al momento della campagna-abbonamenti perchè finalmente sentono pulsare nel petto la voglia di tornare a farlo. Le contaminazioni: sono quelle di chi soffia negativamente sul fuoco ad ogni passo e ad ogni scelta del nuovo Milan ma raccoglie a pieni mani la tenerezza del popolo rossonero compatto come non mai e chi, invece, non vede l'ora di creare il nuovo mostro, il nuovo nemico, il Milan del passato rispetto al Milan di oggi e di domani, un Milan per inciso che può solo andare oltre e che indietro non tornerà mai più. E' questo il problema vero, è qui che il Milan deve saper vedere il pericolo e resistere. Perchè i nemici veri o presunti, le fazioni, i veleni fanno affondare il Milan, come ben sa chi il Milan lo ama e non chi il Milan lo usa. E' storia, è dna, da Rivera-Buticchi agli esempi degli ultimi anni. E' questo, il punto dei nuovi mostri, su cui essere chiari: Silvio Berlusconi e Adriano Galliani sono i primi tifosi del nuovo Milan, non c'è rimpianto e non c'è il trucco, non c'è risentimento e non c'è nulla di nulla di negativo. E' vero, il Milan degli ultimi 5 anni ha lasciato in eredità alla nuova dirigenza tanti problemi e tante difficoltà. Ma non lo hanno fatto apposta. E' dolorosamente successo, le contraddizioni che oggi devono gestire Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli sono le ferite che il Milan si è inflitto da solo dal 2012 ad oggi: ha fatto tanto male a sè stesso, prima di farlo ai tifosi e ai propri successori. Ma non scientemente, non deliberatamente, anzi pagando in prima persona, anche se i cocci sono difficili da rimettere insieme. Su Mino Raiola e su Gigio, per essere altrettanto chiari, non ci sono serpenti sotto le foglie: Raiola era stato il primo ad essere critico nei confronti del Milan degli ultimi anni, con cui Fassone e Mirabelli non hanno nulla a che spartire, quando sosteneva ai quattro venti che non era giusto che Gigio rimanesse in una squadra così malridotta. Ma adesso "quella" squadra, sta diventando "questa" squadra. E quindi la palla passa nelle mani di Donnarumma e dei Donnarumma, belle persone, gente da Milan. Nessuna guerra di posizione deve togliere a Gigio l'opportunità di passare alla Storia come quello che al momento del dunque ha saputo rimanere, come Franco Baresi, come Paolo Maldini. I momenti di attesa non sono intrighi creati ad arte, ma pensieri che spettano ad un bravo ragazzo e a chi gli vuol bene. Ecco come la palla Fassone e Mirabelli l'hanno passata a Gigio, con la trasparenza del loro lavoro. L'ad che parla chiaro e lineare ai tifosi, che parla alle telecamere dopo le sconfitte e non dopo le vittorie, che pensa a Rino Gattuso, a Franco Baresi, a Filippo Galli, ha un vento nuovo dalla sua, quello della gente che torna a sorridere di Milan. Il direttore che sente su di sè tutto il senso di responsabilità del suo lavoro, agli occhi dell'allenatore, agli occhi della Società, trasmette a tutti ogni secondo un valore: lavoro al Milan e per il Milan, sto facendo qualcosa di importante e voglio portarlo a termine, voglio portarlo a vincere, con idee e con cuore, senza se e senza ma. Tutto questo non deve temere confronti, giudizi, nulla. Bisogna solo andare avanti, continuare, insistere. Smentire e disarmare senza parlare, senza polemizzare. Gli avversari fingono di non vederlo il nuovo Milan? Meglio, il Milan è già progetto, è già società. Gli altri quando hanno capito di non riuscire ad arrivare terzi, si sono trovati in assenza di input e hanno mollato. Il Milan, non appena ha capito che sarebbe stata dura arrivare quinto, ha parlato chiaro alla squadra e ha trovato la quadra fra Tourneè ed Europa, fra Cina e preliminari. E' stato il vero segnale, il primo passo, come lo spareggio Uefa dell'86 a Torino. Il resto, tutto il resto, verrà. Lavorando così, senza nemici e senza veleni, non potrà che arrivare".


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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